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IL PECCATO MI FA RIPOSARE

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venerdì, 16 maggio 2008

ALEXIS DE TOCQUEVILLE

16maggio



























 "Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo  per i beni materiali  porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo  padrone che si  presenti loro. In effetti, nella vita di ogni  popolo  democratico, vi  è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto  per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civilità e dell'abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si  lasciano  trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che  stanno  per conquistare. Preoccupati solo di fare fortuna, non  riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di  ciascuno alla  prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà  neanche necessario  strappare loro i diritti di cui godono: saranno  loro stessi a  privarsene volentieri...Se un individuo abile e  ambizioso riesce a  impadronirsi del potere in un simile momento  critico, troverà la  strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che  si preoccupi per un  po' di curare gli interessi materiali e nessuno  lo chiamerà a  rispondere del resto. Che garantisca l'ordine  anzitutto! Una nazione  che chieda al suo governo il solo mantenimento  dell'ordine è già  schiava in fondo al cuore, schiava del suo  benessere e da un momento  all'altro può presentarsi l'uomo destinato  ad asservirla. Quando la  gran massa dei cittadini vuole occuparsi  solo dei propri affari privati  i più piccoli partiti possono  impadronirsi del potere. Non è  raro  allora vedere sulla vasta scena  del mondo delle moltitudini  rappresentate da pochi uomini che parlano  in nome di una folla  assente o disattenta, che agiscono in mezzo  all'universale immobilità  disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a  loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che  mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo".

Tratto da: "De la démocratie en Amerique"  di Alexis  De Tocqueville, 1840

.... un grazie a Cinzia

postato da: ferro3 alle ore 22:14 | link |
categorie: testi
venerdì, 09 maggio 2008

Recherche
9maggioQuando di un antico passato niente più sussiste, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più fragili, ma più vivaci, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore restano ancora a lungo, come anime, a ricordarsi, ad attendere, a sperare, sulle rovine di tutto il resto, a portare senza remissione, intrepidi, sulle loro quasi impercettibili goccioline, l'edificio immenso del ricordo.

Marcel Proust da "Alla ricerca del tempo perduto"

"...écrire un roman ou en vivre un, n'est pas du tout la même chose, quoi qu'on dise. Et pourtant notre vie n'est pas séparée de nos oeuvres"


postato da: ferro3 alle ore 11:06 | link |
categorie: testi, passioni
giovedì, 08 maggio 2008

TAO-TE-CHING
8maggio























Trenta raggi convergono nel mozzo
ma è il vuoto nel mozzo che ne fa l'essenza.

I vasi sono fatti d'argilla
ma è il vuoto interno che ne fa l'essenza.

Muri con porte e finestre formano una casa
ma è il vuoto di essi che ne fa l'essenza.

Perciò da una parte abbiamo il beneficio dell'esistenza
e dall'altra facciamo uso della non-esistenza.

Lao-Tsè
postato da: ferro3 alle ore 10:23 | link |
categorie: testi, architettura
mercoledì, 07 maggio 2008

SENZA DI LEI
7maggio























Che cos'è il suo specchio senza di lei? Il grigio vuoto
Come lo stagno privato del volto della luna.
Che cos'è il suo vestito senza di lei? Lo spazio vuoto e agitato
Da nuvole minacciose quando la luna è scomparsa.
Che cosa sono i suoi sentieri senza di lei? Il dominio proprio del giorno
Usurpato da una notte desolata. Che cos'è il suo letto
Senza di lei? Lacrime, ahimè, per la dolce grazia dell'amore,
E freddo oblio della notte o del giorno.
Che cos'è il cuore senza di lei? No, povero cuore,
Che cos'altro si può dire di te prima di tacere?
Vagabondo per le strade ghiacciate e sterili,
Da ripide strade affaticato, senza di lei tu sei
Dove un'immensa nuvola, dove la lunga ombra del bosco,
Spandono tenebre profonde sulla collina operosa.

Dante Gabriele Rossetti ( Londra 1828-1862)
postato da: ferro3 alle ore 09:09 | link |
categorie: poesia
martedì, 06 maggio 2008

OGGI...
6maggioOggi...voglio ritirarmi e riposare nel mio silenzio
interiore a cui chiedo ospitalità per un giorno intero...
Bisogna sempre risparmiare le parole inutili
per poter trovare quelle poche che ci  sono necessarie.


Etty Hillesum ( Middelburg 1914, Auschwitz 1943 )
postato da: ferro3 alle ore 10:03 | link |
categorie: poesia
lunedì, 05 maggio 2008

CARITA' CRISTIANA
5maggio

 Zoe fotografata  da Ferro3

Er Chirichetto d'una sacrestia
sfasciò l'ombrello su la groppa a un gatto
pe' castigallo d'una porcheria.
- Che fai? - je strillò er Prete ner vedello
- Ce vò un coraccio nero come er tuo
pe' menaje in quer modo... Poverello!...
- Che? - fece er Chirichetto - er gatto è suo? -
Er Prete disse: - No... ma è mio l'ombrello!-

Trilussa

postato da: ferro3 alle ore 16:43 | link |
categorie: poesia, foto
domenica, 04 maggio 2008

Sous-Entendu
4maggio











Don't think

that I don't know
that as you talk to me
the hand of your mind
is inconspicuously
taking off my stocking,
moving in resourceful blindness
up along my thigh.

Don't think
that I don't know
that you know
everything I say
is a garment.

 
Non credere

che non lo sappia
che quando mi parli
la mano della tua mente
senza farsene accorgere
mi sfila le calze,
e si muove cieca e intraprendente
lungo la mia coscia.

Non credere
che non lo sappia
che lo sai
che tutto ciò che dico

è un indumento.

Anne Stevenson

 

postato da: ferro3 alle ore 23:54 | link |
categorie: poesia, insonnia
mercoledì, 30 aprile 2008

Le strade30aprile











Quello che sono e sono stato

domandatelo alle strade

dei paesi della sete.

Tufi lucertole spine,

bell' uva sulle colline

dove fui ladro di galline.

Strade di cenere e pomice

lavorate dallo scorpione.

Dove ramingo io vissi

la cicala ancora muore.


Quello che sono e sono stato

domandatelo alle strade.

Una dice, scatenato!

E mostra le ferite

che fuggendo ho lasciato.

Dalle braccia di mia madre

dalle mani dell'amata

sempre fuggiasco sono stato.

Da me solo inseguito

braccato, colpito.
 

Re per un giorno

per cent' anni povero.

Soldato bracciante gabelliere:

su ogni nuova strada

nuovo mestiere.

Domandate ai sentieri della neve

alle doline alle cordigliere

quello che sono e sono stato.

Domandatelo alle strade.
 

Alla malora carte

cartigli e scartoffie

che potevano darmi gloria.

La vita ho consumato

su carta e inchiostro.

Mio Dio quanto ho limato

notte e giorno.

Mio Dio quanto ho penato.
 

 Raffaele Carrieri

da”La giornata è finita”, 1963

 

postato da: ferro3 alle ore 10:05 | link |
categorie: poesia
martedì, 29 aprile 2008

To Mrs.Reynolds's Cat
29aprile
Zoe fotografata da Ferro3

Gatto: tu che il tuo gran climaterio hai testé passato,
Dimmi, su, quanti topi e ratti in gioventù
Hai ammazzato? Quanti ghiotti bocconi hai mai rubato?
Da bravo, quei lucenti, verdi occhi spalanca  di più,
E drizza le tue orecchie di velluto; ma ti prego,
Non infilzarmi coi tuoi artigli latenti;
Volentieri al tuo gentil miagolio mi piego
E ascolto le tue lotte coi topi, coi ratti, coi polli succulenti!
Ma tu non guardare in basso, non leccare le tue zampe delicate-
Nonostante la tua asma, la coda mozza, le condizioni
Della  tua salute, nonostante le pedate
Di mille ragazze e le loro maledizioni,
Su, mostra ancora della  tua pelliccia la gran beltate,
Soffice adesso come quando, appena nato, avesti le tue nobili iscrizioni.

John Keats

postato da: ferro3 alle ore 09:39 | link |
categorie: poesia, foto
giovedì, 24 aprile 2008

LUCINDA
24aprile











Che le tue pupille belle,
Lucinda, non siano stelle
ben può essere;
ma che quella chiarità
non abbia certa deità
non può essere.

Che la sua bocca divina
non sia proprio corallina
ben può essere;
ma che non vinca la rosa
nell'esser rossa e odorosa
non può essere.

Che non sia il suo bianco petto
di neve o cristallo netto
ben può essere;
ma che non vinca lindura
di cristalli o neve pura
non può essere.

Che le mani non sian gigli
né la vena iris somigli
ben può essere;
ma che in lor non apparisca
ogni grazia che si ambisca
non può essere.

Lope Félix de Vega y Carpio (1562-1635)

postato da: ferro3 alle ore 10:00 | link |
categorie: poesia
mercoledì, 23 aprile 2008

chiamansi romei quanti vanno a Roma
23aprile












coll.ferro3,anno 1697

" Peregrini si possono intendere in due modi, in uno largo e in uno stretto: in largo, in quanto è peregrino chiunque è fuori della sua patria; in modo stretto non s'intende peregrino se non chi va verso la casa di Sa' Iacopo o riede. E' però da sapere che in tre modi si chiamano propriamente le genti che vanno al servigio de l’Altissimo: chiamasi palmieri in quanto vanno oltremare, la onde molte volte recano la palma; chiamansi peregrini in quanto vanno a la casa di Galizia, però che la sepoltura di Sa' Iacopo fue più lontana della sua patria che d'alcuno altro apostolo; chiamansi romei quanti vanno a Roma".

 Dante , “Vita nova”

postato da: ferro3 alle ore 14:36 | link |
categorie: testi, arte
martedì, 22 aprile 2008

TEMPO PERSO
22aprile

Davanti alla porta dell'officina
l'operaio s'arresta di scatto
il bel tempo l'ha tirato per la giacca
e come egli si volta
e osserva il sole
tutto rosso tutto tondo
sorridente nel suo cielo di piombo e
strizza l'occhio
familiarmente
Su dimmi compagno Sole
forse non trovi
che è piuttosto una coglionata
offrire una simile giornata
a un padrone?

Jacques Prévert


postato da: ferro3 alle ore 15:47 | link |
categorie: poesia
domenica, 20 aprile 2008

Enguerrand Quarton
20aprile

Ricordo una fredda giornata di gennaio, a Parigi ,con un Louvre poco frequentato : anche la “Gioconda” era meno assediata del solito ( ma i giapponesi non mancavano). Trovarsi solo di fronte ad un’opera di tale potenza come la “Pietà” di Villeneuve-Lez-Avignon, capolavoro di un personaggio misterioso ed intrigante come Enguerrand Quarton è stato emozionante. I dati su questo pittore sono pochi e contraddittori . Quarton secondo la grafia più accettata ma troviamo anche : Charanton, Carton, Charretier ecc…nasce a Laon  all’ inizio del XV secolo (1409? o dopo) per morire probabilmente nella grande peste del 1466 gettato in una fossa comune. Di lui rimangono solo tre o quattro opere sicure .Anche su questa “Pietà di Avignone” non tutti gli studiosi concordano e parlano anche di un Maestro Catalano o Portoghese. Enguerrand visse in un momento tormentato e contraddittorio che vedeva la Francia lacerata tra il Duca di Borgogna ed il sovrano Carlo VI con il figlio plagiato dalla madre: la regina Isabella. Enguerrand scampò al massacro del 30 giugno 1431 delle truppe francesi, ormai prive del carisma di Giovanna d’ Arco, salvato dal suo amico di bottega Barthélemy. Dipinta su legno di noce la “Pietà di Villeneuve” misura 163 cm. di altezza per 218 cm. di larghezza. La scena è occupata da cinque personaggi : a sinistra il dedicatario a mani giunte con una veste bianca , poi S. Giovanni Evangelista , la Vergine che sostiene sulle ginocchia il corpo del figlio, S. Maria Maddalena. Il dedicatario sembra quasi non partecipare alla scena con lo sguardo rivolto al di fuori della scena stessa. Le quattro figure sono sospese in un panorama d’oro da dove emerge la sagoma di Gerusalemme. Tutto è costruito attorno alla figura del triangolo (la Trinità) al centro del quale troviamo la  ferita al costato del Cristo. La Maddalena, con la sua veste rossa, si asciuga le lacrime. Una linea ideale congiunge le labbra serrate della Madonna con gli occhi chiusi del figlio che giace drammaticamente con braccia e gambe parallele e le dita contorte. Un leggero piegamento del volto di Maria disassa il tutto e lo rende più umano. Verso la ferita al costato puntano gli sguardi di S. Giovanni e della Maddalena. Le letture iconografiche sono molteplici con una sommessa simbologia vegetale:sulla veste della Vergine sono raffigurati fiori e foglie di ortica ( il dolore infinito), per l’ Apostolo fiori e foglie di Hyssopus officinalis (purezza ed umiltà), per la Maddalena fiori e foglie di garofano ( l’amore puro).E’ anche un gioco di stoffe e di veli : dal manto della Vergine che diventa sudario ,al velo della Maddalena che sfiora il perizoma del Cristo.    

Fabio

 

postato da: ferro3 alle ore 17:40 | link |
categorie: testi, arte, passioni
venerdì, 18 aprile 2008

due strade diverse...
18aprile























"Ci teniamo tutti ad essere accettati ma dovete credere che i vostri pensieri siano unici e degni, anche se ad altri sembrano strani ed impopolari. Come ha detto Frost:"Due strade trovai nel bosco e io scelsi quella meno battuta, ed è per questo che sono diverso ".

Robin Williams ne "L'attimo fuggente" di Peter Weir, 1989

postato da: ferro3 alle ore 09:27 | link |
categorie: testi, film
giovedì, 17 aprile 2008

La chambre claire

17aprileBisogna dunque che mi arrenda a questa legge: io non posso approfondire, penetrare la Fotografia. Posso solo esplorarla con lo sguardo, come una superficie immobile. La Fotografia è piatta, in tutti i significati dellla parola: ecco che cosa devo per forza ammettere. A torto la si associa, data la sua origine tecnica, all'idea di un passaggio oscuro (camera obscura). Bisognerebbe invece dire camera lucida ( tale era il nome di quell'apparecchio, antecedente alla Fotografia, che permetteva di disegnare un oggetto attraverso un prisma, un occhio sul modello, l'altro sulla carta) ; infatti, dal punto di vista dello sguardo, "l'essenza dell'immagine è di essere tutta esteriore, senza intimità, e ciononostante piú inaccessibile e misteriosa dell'idea dell'interiorità; di essere senza significato, pur evocando la profondità di ogni possibile senso; non rivelata e tuttavia manifesta, possedendo quella presenza-assenza che costituisce la seduzione e il fascino delle Sirene" (Blanchot)

Roland Barthes, “La camera chiara, nota sulla fotografia”, Einaudi, 1980
postato da: ferro3 alle ore 10:42 | link |
categorie: testi, foto
mercoledì, 16 aprile 2008

Ninnananna allo specchio
addormentato

16aprileB

























Dormi.
Non temere lo sguardo

errante.         
                Dormi.


Né la farfalla
né la parola
né il raggio furtivo
della serratura
ti feriranno.

               Dormi.

Come il mio cuore,
così tu,
specchio mio,
giardino dove l'amore
mi aspetta.


Addormentati senza affanni,
ma svegliati

quando morirà l'ultimo
bacio delle mie labbra.

Federico García Lorca
postato da: ferro3 alle ore 14:53 | link |
categorie: poesia, passioni
martedì, 15 aprile 2008

Dèjame sueltas las manos

aprile

Lasciami sciolte le mani
e il cuore, lasciami libero!
Lascia che le mie dita scorrano
per le strade del tuo corpo.
La passione - sangue, fuoco, baci -
m'accende con vampate tremule.
Ahi, tu non sai cosa significa questo!

E' la tempesta dei miei sensi
che piega la selva sensibile dei miei nervi.
È la carne che grida con le sue lingue ardenti!
È l'incendio!
E tu sei qui, donna, come un legno intatto
ora che vola tutta la mia vita ridotta in cenere
verso il tuo corpo pieno, come la notte, di astri!

Lasciami libere le mani
e il cuore, lasciami libero!
Io solamente ti desidero, io solamente ti desidero!
Non è amore, è desiderio che inaridisce e si estingue,
è precipitare di furie,
avvicinarsi dell'impossibile,
ma ci sei tu,
ci sei tu per darmi tutto,
e per darmi ciò che possiedi sei venuta sulla terra
come io son venuto per contenerti,
e desiderarti,
e riceverti!

 
Pablo Neruda

postato da: ferro3 alle ore 16:53 | link |
categorie: poesia, passioni


15aprile

Un signore di Scandicci
buttava le castagne
e mangiava i ricci.
Un suo amico di Lastra a Signa
buttava i pinoli
e mangiava la pigna.

Un suo cugino di Prato
mangiava la carta stagnola
e buttava il cioccolato.

Tanta gente non lo sa
e dunque se ne cruccia:
la vita la butta via
e mangia solo la buccia.

Gianni Rodari

postato da: ferro3 alle ore 11:15 | link |
categorie: poesia, ricordi
venerdì, 11 aprile 2008

Nautica celeste
11aprile























Vorrei renderti visita
nei tuoi regni longinqui
o tu che sempre
fida ritorni alla mia stanza
dai cieli, luna,
e, siccom'io, sai splendere
unicamente dell'altrui speranza.

Andrea Zanzotto da "IX Ecloghe" 1962
postato da: ferro3 alle ore 16:44 | link |
categorie: poesia
giovedì, 10 aprile 2008

Tu sei, mi trascura
10aprile























Tu sei: mi trascura
e tutto brividi mi lascia la stagione;
fragole a boschi e pomi a perdizione
nelle miriadi delle piogge

La pura estate consumata
dai grandi venti
illuminata dall'amore

e tutta un'altra fioritura
che non significa e non pesa
e questo pomeriggio improvvisato
perché da te mi possa congedare

Con te verde ora
di caligini e raggi
mi salvi, io vedo ancora
tra accecanti ricchezze.

Andrea Zanzotto da "Dietro il paesaggio" 1940-48
postato da: ferro3 alle ore 15:41 | link |
categorie: poesia