vivere quella personale dimensione in cui la forma è vuoto e il vuoto è forma
SERGEJ ESENIN-2
E' già sera. Brillano
di rugiada le ortiche
e io sto ancora sul sentiero
appoggiato al tronco di un salice.
La luna imbianca
il tetto della nostra casa;
l'usignolo canta
da lontano,lo sento,
tenero e dolce
come fa d'inverno presso il camino.
E vigoroso si alzano le betulle
simili a grandi fiaccole.
Certamente laggiù,oltre il fiume,
lo spirito insonne
accorda i suoi strumenti
al limitare del bosco.
Questa poesia fu scritta da Esenin nel 1910. Aveva appena quindici anni essendo nato
il 21 settembre 1895 a Kostantinovo.
SERGEJ ESENIN
Ieri sera ho riaperto,dopo troppi anni,un libro di poesie di Sergej Esenin. Ho ritrovato questa poesia con mie note a matita datate 27 gennaio 1977 ascoltando una dizione di Carmelo Bene alla radio.Ciò mi ha emozionato.
"Confessioni di un teppista"
Non tutti possono cantare,
non tutti possono cadere
come una mela ai piedi del prossimo.
Questa è la confessione più grande per un teppista.
Vado in giro spettinato di proposito,
la testa sembra un lume a petrolio sopra le mie spalle.
Mi piace rischiarare nel buio
lo spoglio autunno delle vostre anime,
sentire i sassi dell'ingiuria
fischiarmi intorno,grandine in eruttante tempesta.
Allora più forte stringo con le mani
il mio ciuffo ribelle........
ISOLAMENTO
"La diffusa volgarità morale e mediocrità intellettuale di tanta parte del mondo dirigente non s'accontenta di pascersi tronfia dei propri clamorosi trionfi,ma pretende di dettar legge,d'imporsi come morale superiore,come costume accettato e necessario...Sicchè i più liberi e seri sentono la solitudine umana e l'isolamento sociale..."
Giovanni Ferrara
LUIS BUÑUEL
"Senza memoria la vita non è vita...
la nostra memoria è la nostra coerenza,la nostra ragione,
il nostro sentimento,persino il nostro agire.
Senza di essa non siamo nulla."
LUIS BUÑUEL
VLADIMIR MAJAKOVSKIJ
La nostra marcia
Il toro dei giorni è pezzato.
Il carro degli anni è lento.
Il nostro dio è la corsa.
Il cuore è il nostro tamburo.
Che c' è di più celeste del nostro oro?
Ci pungerà la vespa d' un proiettile?
Nostre armi sono le nostre canzoni.
Nostro oro le voci squillanti.
Prato, distenditi verde,
copri il fondo dei giorni.
Arcobaleno, da' un arco
ai cavalli veloci degli anni.
Vedete, il cielo s' annoia delle stelle!
Senza di lui intrecciamo i nostri canti.
Ehi, Orsa Maggiore, esigi
che ci assumano in cielo da vivi!
Bevi le gioie! Canta!
Nelle vene la primavera è diffusa.
Cuore, batti la battaglia!
Il nostro petto è rame di timballi.
(Novembre 1917)
Battete in piazza il calpestio delle rivolte!
In alto, catena di teste superbe!
Con la piena d' un nuovo diluvio
laveremo le città dei mondi.
RUGIADA
Sulla manica
che confida nella via del sogno
che non riesco a percorrere
si posa la rugiada
probabilmente caduta dal cielo.
da "I racconti di Ise" di
Ariwara no Narihira (825-880 d.C.)
BASILISCO
Nel 1480 un autore ignoto compilò un volume, stampato in Olanda da Pieter van Leu, di leggende sugli animali, con il titolo Dialogus Creaturarum,ove leggiamo: "Esiste una varietà di lucertola, detta basilisco in greco e regulus in latino; Isidoro afferma che è il re delle bisce e dei serpenti. Anche i serpenti sfuggono il basilisco perchè il suo alito è mortale e altrettanto può dirsi per il suo aspetto." L'Isidoro cui si fa cenno è senza dubbio Isidoro di Siviglia, ma l'ignoto autore del Dialogus Creaturarum, non aveva alcun bisogno di attingere a quella fonte le sue informazioni; nessuno in quei tempi osava porre in dubbio l'esistenza del basilisco, re dei serpenti e d'ogni altra creatura (eccettuato l'uomo). Negli ambienti scientifici la leggenda del basilisco si protrasse fino a circa metà del XVI secolo. Konrad Gesner di Zurigo fu il primo scienziato che scrisse contro la credenza di simile mostro. La definì 'chiacchiera da donnicciuole e assurdo controsenso' e in seguito affermò che gli occasionali misteriosi svenimenti e persino i casi di morte che si verificavano talora nei pozzi profondi e nelle caverne, erano determinati da “aria cattiva, velenosa, fetida e viziata” e non certo dallo sguardo del mitico animale. Il basilisco compare spesso anche nella letteratura : Chauser e Spenser lo citano e nel Riccardo III la vedova di Edward, Anne, mentre Riccardo la corteggia e loda la bellezza dei suoi occhi, grida: "Vorrei che fossero basilischi, per farvi cadere morto!"
MOSCA
Uomo,non dire mai ciò che sarà domani
nè fino a quando chi
vedi felice lo sarà:la mosca
librata
meno rapida scarta.
Simonide di Ceo (ca. 556-467 a.C.)
DREAM
DEL SOGNARE AD OCCHI APERTI E DEL FANTASTICARE. Prova di mancanza di carattere e di passività. Si immagina che un fatto sia avvenuto e che il meccanismo della nascita sia stato capovolto. La propria iniziativa è divenuta libera. Tutto è facile. Si può ciò che si vuole, e si vuole tutta una serie di cose di ci presentemente si è privi. E',in fondo, il presente capovolto che si proietta nel futuro. Tutto ciò che è represso si scatena. Occorre invece violentemente attirare l'attenzione nel presente così com'è,se si vuole trasformarlo. Pessimismo dell'intelligenza,ottimismo della volontà.
da "Passato e Presente" di Antonio Gramsci
PATTI SMITH
Mi sono piaciute più le tue foto,cara Patti Smith, che ho visto ieri mattina lunedì 18 aprile dietro Fontana de’ Trevi; così emozionanti nel battito della Polaroid,così dignitosamente ed orgogliosamente nude in un bianco e nero fluido e quasi onirico;dopotutto ogni secondo dopo il successivo secondo è già ricordo e la Polaroid perde in partenza un’impossibile ed inutile battaglia. Mi sono piaciute più le tue foto di alcune tue poesie che scorrevano nella fredda serata di domenica alla mia destra mentre inforcavi quei simpatici occhialetti con il vento che disperdeva i fogli del tuo inglese con echi di suoni petrarcheschi. Hai fatto un po’ di minestrone (che magari può essere anche ottimo) tra il Papa ed il Dalai Lama, tra la madre di Gesù e la Grande Madre; non la penso come te ma mi hai emozionato veramente con la tua voce e le tue canzoni. Forse perché era la prima volta che ti vedevo e poi così vicina e non scorderò mai (anche se sono stonato) l’aver cantato con te “Because the night” e “People have the power”. Vorrei credere in tutte e due le canzoni ma credo solo che la notte appartenga o potrebbe appartenere agli amanti. E che notte! Così fredda e ventosa, così tagliente sotto una luna che sembrava volersi sdraiare sulla piazza di Michelangelo. Ti voglio bene anche se ti sei tinta quei drammatici capelli che portavi. Eppure sono certo che più di un uomo ti abbia raccontato come è bello passare le mani tra il bianco ed il nero, come abbia ammirato la tua fierezza,come si sia innamorato del tuo orgoglio di portare un’età e quindi la vita. Ho respirato ancora un po’,dopo che avevi terminato il concerto, quell’ atmosfera da brivido magico che a volte Roma riesce a dare. Fumando il mio toscano accarezzavo un piccolo geco (o raganella?) di argento e brillantini che tenevo nella tasca della mia giacca.
LEGAMI
Dobbiamo usare una grande energia per spezzare i legami che ci trattengono. Crediamo di essere frustati perchè abbiamo ereditato tante inconsistenti regole del gioco.
PEONIA
La peonia,il fiore rosso,è così chiamata perché è Paeon (Apollo il guerriero) che l’ha trovata ;così è scritto nel “Trattato sulla peonia” composizione ermetica che troviamo,in versioni differenti, in vari trattati astrologici del XIV secolo. Mi chiedevo se fosse possibile evidenziare un percorso occidentale (se questo termine ha un senso) per la peonia: fiore fin troppo caricato di Oriente. Percorso che si trasforma in linea di separatezza in Albrecht Duerer che disegna una Madonna con una moltitudine di animali e con la peonia che divide con l'iris il lato oscuro della composizione. La Vergine ad occhi socchiusi non riesce o vuole vederla ed anche il Bambino sembra più interessato a governare il caleidoscopico intorno che mal sopporta i lacci dimensionali dell'opera. Vero territorio del simbolo in un paesaggio senz'altro mattutino se Li Zhengfeng scriveva sulla peonia all'inizio del X secolo : "Al mattino,sembra una bellezza ubriaca ed alla sera,si avvolge in vesti di una fragranza celestiale."
INTERNO / ESTERNO
La dialettica tra interno ed esterno porta direttamente al mito greco di Hestia ed Hermes, dove Hestia risiede nella casa in mezzo al mègaron quadrangolare. Hestia troneggia immobile al centro dello spazio domestico (il piegarsi dell' "io" su se stesso). Ma Hestia è legata indissolubilmente ad Hermes (l'esterno,la mobilità,il contatto con l'altro da sè). Le due figure mitologiche sono quindi inseparabili come inseparabili sono i due concetti di interno/esterno e dentro/fuori.
RECINTO

Il recinto ed il concetto di limite sono sovrapponibili. Il recinto circoscrive e regola uno spazio interno privilegiato che si ritiene diverso da quello che ne è la sua antitesi: il fuori. Il recinto sacro,legato ai riti di fondazione,è un concetto archetipico del'architettura. Il recinto è anche atto costitutivo dello spazio interno. Recintare ha il significato di costituire una regione interna (fisica e psicologica)rispetto al fuori. Tale regione(la stanza per esempio)assume caratteristiche particolari in quanto ogni elemento in essa contenuto acquista un valore suo proprio rispetto a tutti quegli elementi che il recinto ha isolato. Ma il significato pulsante del recinto non si ferma qui;lo spazio interno vive la tensione di una serie di sottoinsiemi di recinti che marcano i luoghi del comportamento (sociale e/o rituale) e stabiliscono con l'esterno una dialettica sempre complessa.

TEMPIO

Per visitare i templi shintoisti e buddhisti è meglio scegliere le giornate in cui non vi siano feste,e quindi neppure altri visitatori,e preferibilmente recarvisi di notte.
Urabe Kaneyoshi ,morto il quindicesimo giorno della seconda lunazione del quinto anno dell' èra Shohei -23 marzo 1350 (da "Ore d'ozio" )

FINESTRINA

Chi vive abbandonato e pur vorrebbe ogni tanto mantenere in qualche modo un rapporto col prossimo,chi,tenendo presente i mutamenti della giornata,del tempo,delle relazioni professionali e d'altre simili cose vuol vedere comunque un qualsiasi braccio a cui potersi attaccare,non potrà fare a meno per molto tempo di una finestrina.E anche se proprio non cercasse nulla e s'avviasse verso il davanzale soltanto come un uomo stanco che leva continuamente gli occhi dal pubblico al cielo e non volesse e se ne stesse con la testa un po' spostata indietro,pure giù i cavalli lo trascinerebbero con sè nella sequenza delle vetture e del fracasso,e così finalmente verso la concordia umana.
Franz Kafka

SPECCHIO

I giapponesi (quando vivevano nella quadratura terra,cielo,uomo,dei) costruivano dei giardini dove il concetto di microcosmo e di "hortus conclusus" si arricchiva del fattore temporale.Scavavano nelle pietre disposte secondo un ordine naturale ma rigoroso (la geometria e l'entropia del mondo) tante piccole conche che riempiendosi di acqua piovana diventavano specchi del cielo e delle nubi.Di notte riflettevano la luna ed accoglievano le lacrime delle geishe.

PANTHEON
Nello spazio isotropico del Pantheon,l'occhio del mondo indaga nei luoghi dell'inconscio negando la sua presunta immobilità con la variazione temporale del raggio di luce che disegna sulle pareti di questo mondo interno il moto del cosmo sovrastante dove vivono tutti gli Dei.
