vivere quella personale dimensione in cui la forma è vuoto e il vuoto è forma
VENT'ANNI parte IV
Sei ancora alla tentazione di Antonio. Il giuoco dello zelo abbreviato, i tic d'orgoglio puerile, la prostrazione e il terrore. Ma ti metterai a questo lavoro: tutte le possibilità armoniche e architettoniche si muoveranno attorno al tuo scanno. Esseri perfetti, imprevisti, si offriranno alle tue esperienze. Nei tuoi paraggi affluirà sognante la curiosità di antiche folle e di lussi oziosi. La tua memoria e i tuoi sensi non saranno che alimento per il tuo impulso creatore. E il mondo, quando sarai uscito, cosa sarà diventato? Nulla, comunque, delle apparenze attuali.
Arthur Rimbaud
VENT'ANNI parte III

Le voci istruttive esiliate...L'ingenuità fisica amaramente assennata...Adagio. Ah! l'egoismo infinito dell'adolescenza, l'ottimismo studioso: com'era pieno di fiori il mondo, quell'estate! Le arie e le forme morenti...Un coro, per placare l'impotenza e l'assenza! Un coro di vetri, di melodie notturne...Infatti i nervi stanno per disancorarsi.
Arthur Rimbaud
IL MARE D'INVERNO
Il mare d'inverno è solo un film in bianco e nero visto alla tv e verso l'interno qualche nuvola del cielo che si butta giù sabbia bagnata una lettera che il vento sta portando via punti invisibili rincorsi dai cani stanche parabole di vecchi gabbiani e io che rimango qui solo a cercare un caffè il mare d'inverno è un concetto che il pensiero non considera è poco moderno è qualcosa che nessuno mai desidera alberghi chiusi manifesti già sbiaditi di pubblicità macchine tracciano solchi su strade dove la pioggia d'estate non cade e io che non riesco nemmeno a parlare con me...
da una canzone di Enrico Ruggeri
EMILY DICKINSON
1874
Of Life to own-
From Life to draw-
But never touch the reservoir-
Alla vita appartenere-
dalla vita attingere-
ma il serbatoio non toccare mai.
trad.Silvio Raffo
LE CHAT

Je souhaite dans ma maison:
une femme ayant sa raison,
un chat passant parmi les livres,
des amis en toute saison
sans lesquels je ne peux pas vivre.
Guillaume Apollinaire
una donna fornita di ragione,
un gatto che passi tra i libri,
amici in ogni stagione
senza i quali non posso vivere.
TORNA
Torna sovente e prendimi,
torna e prendimi amata sensazione-
quando il ricordo del corpo si ridesta
e trascorre nel sangue il desiderio antico;
quando labbra e pelle rammentano,
e alle mani pare di nuovo di toccare.
Torna sovente e prendimi, la notte,
quando labbra e pelle rammentano...
Costantino Kavafis,trad. di Nicola Crocetti
SENZA BUSSOLA

Secondo Darwin avrei dovuto essere eliminato
secondo Malthus neppure essere nato
secondo Lombroso finirò comunque male
e non sto a dire di Marx, io, petit bourgeois
scappare, dunque, scappare
in avanti in dietro di fianco
(così nel quaranta quando tutti) ma
permangono personali perplessità
sono a est della mia ferita
o a sud della mia morte?
Luciano Erba, dal' "Ipotesi circense", 1995
PALLADA (il superbo)



Questa, la vita; piacere, la vita; crepate, dolori!
Tempo d'esistere corto, per gli uomini. Presto, del vino!
Presto, le danze, le dolci corone di fiori, le donne!
Oggi la gioia si goda: certezza non v'è di domani.
Pallada detto "il Meteoro" cioè "il Superbo" visse tra la fine del IV secolo e l'inizio del V secolo ad Alessandria d'Egitto.Le quattro incisioni sono opera di Philippe Galle (Haarlem 1537, Anversa 1612) tratte dall'opera "Les Monstres marins" edita nel 1586.
SIAMO NOI

Vi è giorno,
in cui mi si stringe il cuore,
tanto mi manchi come averti conosciuto
nel mio immaginario.
Vi è giorno, che ti cerco e mi chiedo
se imparerò a non cercarti,
capiterai o no,
ma senza aspettarti.
Vi è giorno in cui mi innamoro in un gesto,
una frase, uno sguardo,
due mani eleganti,
in un sorriso, in una vita accanto ad un' altra.
Vi è giorno in cui , in istanti altrui,
penso di trovarti.
Ti aspetto in ogni giorno in cui ti cercherò,
ti troverò senza più aspettarti.
Dany2003

Tra i due mondi, la tregua, in cui non siamo.
Scelte, dedizioni...altro suono non hanno
ormai che questo del giardino gramo
e nobile, in cui caparbio l'inganno
che attutiva la vita resta nella morte.
Nei cerchi dei sarcofaghi non fanno
che mostrare la superstite sorte
di gente laica le laiche iscrizioni
in queste grigie pietre, corte
e imponenti. Ancora di passioni
sfrenate senza scandalo son arse
le ossa dei miliardari di nazioni
più grandi; ronzano, quasi mai scomparse,
le ironie dei principi, dei pederasti,
i cui corpi sono nell'urne sparse
inceneriti e non ancora casti.
Qui il silenzio della morte è fede
di un civile silenzio di uomini rimasti
uomini, di un tedio che nel tedio
del Parco, discreto muta: e la città
che, indifferente, lo confina in mezzo
a tuguri e a chiese, empia nella pietà,
vi perde il suo splendore.
da "Le ceneri di Gramsci" di Pier Paolo Pasolini
cartolina coll.ferro3