vivere quella personale dimensione in cui la forma è vuoto e il vuoto è forma
MURASAKI SHIKIBU

Non credo
Che concederei me stessa
A un uomo
Che di me richiedesse
Con tanta disinvoltura.
Murasaki Shikibu (975, forse 1014,forse 1025)
CON LABBRA ROSSE DI TEMPO
...
Sieh,unsre Lippen schwellen,
zeitrot auch sie wie der Abend,
murmelnd auch sie-
und der Mund aus dem Meer
taucht schon empor
zum unendlichen Kusse.
...
Guarda, le nostre labbra si fanno turgide,
anch'esse rosse di tempo come la sera,
mormoranti anch'esse-
e la bocca sorta dal mare
già emerge
al bacio infinito.
Paul Celan tradotto da Giuseppe Bevilacqua
RUOTA

La ruota del mulino si stacca
alla piena dell’acqua
ma continua il suo giro
e avvolge un minuto
al minuto passato
o futuro.
Salvatore Quasimodo
SULL' ETERNITA'

Sotto il chiarore prestato dalle stelle
il maratoneta attraversa la città morta
ci confidiamo con le pecore
condividiamo il buon vino
e i crimini sotto banco
la bruma è attratta nel canto della notte
il fuoco come un'enorme diceria
va incontro al vento
se la morte è una ragione dell'amore
amiamo passioni non caste
amiamo gli sconfitti
quegli occhi che scrutano il tempo
Bei Dao (Pechino 1949) da "Speranza fredda"
tradotto da Claudia Pozzana
PALLOTTOLIERE
Il tuo seno
è come una mela d'Australia.
I tuoi seni
sono come due mele d'Australia.
Come amo questo pallottoliere dell'amore!
Jaroslav Seifert
da " Sulle onde del Telegrafo Senza Fili ", 1925
perché certa gente è arrabbiata con me qualche volta

mi chiedono di ricordare
ma vogliono che io ricordi
i loro ricordi
e io continuo a ricordare
i miei
Lucille Clifton
POTREBBERO DIRTI MORTA

I tuoi occhi son come la giovinezza
grandi, perduti, lasciano il mondo.
Potrebbero dirti morta senza rumore
e incamminare sui tuoi occhi il cielo,
passo a passo, seguendo l'alba.
Tu sei l'amore da portare in braccio
di corsa sino al vento, sino al mare,
e dirti fredda da scaldare al fuoco
e dirti triste coi capelli neri
da pettinare eternamente, è come
deporti nel silenzio, starti accanto
udendo l'acqua battere alle rive.
Alfonso Gatto
O tell me the truth about love

Dicono alcuni che amore è un bambino,
e alcuni che è un uccello,
alcuni che manda avanti il mondo,
e alcuni che è un'assurdità,
e quando ho domandato al mio vicino,
che aveva tutta l'aria di sapere,
sua moglie si è seccata e ha detto che
non era il caso, no.
Assomiglia a una coppia di pigiami,
o al salame dove non c'è da bere?
Per l'odore può ricordare i lama,
o avrà un profumo consolante?
E' pungente a toccarlo, come un pruno,
o lieve come morbido piumino?
E' tagliente o ben liscio lungo gli orli?
O tell me the truth about love.
I manuali di storia ce ne parlano
in qualche noticina misteriosa,
ma è un argomento assai comune
a bordo delle navi da crociera;
ho trovato che vi si accenna nelle
cronache dei suicidi,
e l'ho visto persino scribacchiato
sul retro degli orari ferroviari.
Ha il latrato di un alsaziano a dieta
o il bum-bum di una banda militare?
Si può farne una buona imitazione
su una sega o uno Steinway da concerto?
Quando canta alle feste, è un finimondo?
Apprezzerà soltanto roba classica?
Smetterà se si vuole un po' di pace?
O tell me the truth about love.
Sono andato a guardare nel bersò;
lì non c'era mai stato;
ho esplorato il Tamigi a Maidenhead,
e poi l'aria balsamica di Brighton.
Non so che cosa mi cantasse il merlo,
o che cosa il dicesse il tulipano,
ma non era nascosto nel pollaio,
e non era nemmeno sotto il letto.
Sa fare delle smorfie straordinarie?
Sull'altalena soffre di vertigini?
Passerà tutto il suo tempo alle corse,
o strimpellando corde sbrindellate?
Avrà idee personali sul denaro?
E' un buon patriota o mica tanto?
Ne racconta di allegre, anche se spinte?
O tell me the truth about love.
Quando viene, verrà senza avvisare,
proprio mentre mi sto frugando il naso?
Busserà la mattina alla mia porta,
o là sul bus mi pesterà un piede?
Accadrà come quando cambia il tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Metterà in subbuglio la mia vita tutta insieme?
O tell me the truth about love.
da W. H. Auden, Verità, vi prego sull'amore, trad. di Gilberto Forti, Adelphi, Milano 1994
AMARANTA

Biondi, lucidi seni di Amaranta
limati dalla lingua d'un levriero.
Portici di limoni, fuorviati
dal canale che monta alla tua gola.
Rosso un ponte di riccioli che avanza
fa ardere gli avori tuoi ondulati.
Curvo, morde e ferisce i denti esangui,
librandoti nel vento che ti innalza.
Dorme la solitudine nel folto,
calza il piede di zeffiro e poi scende
dall'alto olmo al mar della pianura.
Ecco il suo buio corpo che s'accende
e, gladiatrice, come brace impura,
fra Amaranta e il suo amante si distende.
Rafael Alberti