vivere quella personale dimensione in cui la forma è vuoto e il vuoto è forma






foto ferro3
"Il nostro desiderio non è di fare di due creature una sola, bensì di evadere dalla nostra prigione, dalla nostra unità, di diventare due in una congiunzione, ma meglio ancora dodici, un numero infinito, di sfuggire a noi stessi come in sogno, di bere la vita a cento gradi di fermentazione, di essere rapiti a noi stessi o comunque si debba dire, perché non lo so esprimere; allora il mondo contiene altrettanta voluttà quanto estraneità (...). Il solo sbaglio che potremmo commettere sarebbe d'aver disimparato la voluttà dell'estraneità e immaginarci di fare chi sa quali meraviglie dividendo l'uragano dell'amore in magri ruscelletti che scorrono su e giù fra un essere e l'altro".
A firm appearance still inflates
The card - the chance - the friend -
The spectre of solidities
Whose substances are sand -
Non conosciamo il tempo che perdiamo
Il tremendo momento accade
E prende il suo posto fondamentale
Fra le certezze -
Una ferma apparenza ancora ci anima
Un biglietto - un'occasione - un amico -
Spettro di corpi solidi
La cui sostanza è sabbia-
Emily Dickinson



Cercata in me ti ho a lungo,
Secondo le parole di Santa Caterina da Siena, la città è un’immagine dell’anima: le mura che la circondano stanno a significare il confine fra il mondo esteriore e l’interiore; le porte sono i sensi o le facoltà che collegano l’interno con l’esterno; l’intelletto, dice la Santa, esamina tutti quelli che si avvicinano alla porta, distinguendo gli amici dai nemici, e il libero volere protegge la sicurezza della città.
In essa zampillano fontane; al riparo delle sue mura si adagiano giardini, e al centro, dov’è il suo cuore, sta il Santuario.
Siena , per essere stata edificata secondo questo simbolismo, realizza tale similitudine e può veramente paragonarsi all’anima dell’uomo. E come l’anima, è trasfigurata dalla luce: quando, nell’incipiente mattino, prima ancora che i rumori del giorno coprano il garrire delle rondini, si vede, da uno dei giardini digradanti verso la valle, la prima luce dorata inondare la città che alta sovrasta, o quando la sera, da San Domenico, si ammira l’ultimo raggio di sole tuffare le case e le torri in un rosso infocato, mentre il Duomo, divenuto di madreperla e di diaspro, si fa lieve nell’aria e risplende, finalmente solo, davanti al cielo fiorito, allora Siena si scopre essere quale la sognavano i suoi costruttori: una città santa.
Titus Burckhardt
da “Siena, Stadt der Jungfrau,1958

