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domenica, 30 settembre 2007

IL POETA PARLA A TELEFONO CON L'AMORE

telefono
La tua voce  irrigò la duna del mio petto
nella dolce cabina di legno.
A sud dei miei piedi fu primavera
e a nord della mia fronte fior di felce.

Un pino di luce in quello stretto spazio
cantò senza alba e semenza
e il mio pianto appese
per la prima volta
corone di speranza al tetto.

Dolce e lontana voce da me versata.
Dolce e lontana voce da me gustata.
Lontana e dolce voce tramortita.

Lontana come oscura cerva ferita.
Dolce come un singhiozzo nella neve.
Lontana e dolce nell'intimo penetrata!


Federico Garcia Lorca
postato da: ferro3 alle ore 17:59 | link | commenti
categorie: poesia
venerdì, 28 settembre 2007

L'ARPA BIRMANA
rossobirmania3
dal film "L'arpa birmana (biruma no tategoto)"di Kon Ichikawa (1956)
postato da: ferro3 alle ore 09:04 | link | commenti
categorie:
giovedì, 27 settembre 2007

poesia
Poesia è la  vita
che percorriamo con ansia
aspettando chi guidi
senza meta la nostra barca.


Federico Garcia Lorca
postato da: ferro3 alle ore 19:54 | link | commenti (1)
categorie: poesia

LA LUNA

pedro salinas





























Hay tanta soledad en ese oro.
La luna de las noches no es la luna
Que vio el primer Adán. Los largos siglos
De la vigilia humana la han colmado
De antiguo llanto. Mírala. Es tu espejo.

come ti devo...





C'è tanta solitudine in quell'oro.
La luna delle notti non è la luna
che vide il primo Adamo. I lunghi secoli
della veglia umana l'hanno colmata
di antico pianto. Guardala. E'il tuo specchio.


Jorge Luis Borges, dedicata  a Maria
 Kodama

postato da: ferro3 alle ore 09:45 | link | commenti
categorie: poesia
martedì, 25 settembre 2007

FACILE FARE

facile fare

























Facile fare
quello che si vuol fare

difficile essere
proprio quel che si vuol essere.

(Paradisi Perduti)-
ecco il mio assioma

son senza cella certa
e son senza paradiso.

Ma che passione al bello!
Ma che convenzione al buono!

(Sono io che guido
e sei tu che obbedisci.)

Amelia Rosselli

dal quartetto n.1 di Leós Janácek


postato da: ferro3 alle ore 11:34 | link | commenti (3)
categorie: poesia
domenica, 23 settembre 2007

LA VOCE A TE DOVUTA

salinas

Il modo tuo d'amare
è lasciare che io ti ami.
Il sí con cui ti abbandoni
è il silenzio. I tuoi baci
sono offrirmi le labbra
perché io le baci.
Mai parole o abbracci
mi diranno che esistevi
e mi hai amato: mai.
Me lo dicono fogli bianchi,
mappe, telefoni, presagi;
tu, no.
E sto abbracciato a te
senza chiederti nulla, per timore
che non sia vero
che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te
senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire
con domande, con carezze,
quella solitudine immensa
d'amarti solo io.


Pedro Salinas dal poema "La voce a te dovuta"
nella versione di Emma Scoles

postato da: ferro3 alle ore 22:50 | link | commenti
categorie: poesia
mercoledì, 19 settembre 2007

COME TI DEVO INVOCARE?

come ti devo...foto ferro3

Il cielo si porta nel cinto di nuvole

La luna ricurva.
Sotto la forma di falce
Io voglio riposarti in mano.
Sempre devo fare come vuole la tempesta,
Sono un mare senza riva.
Ma poiché tu cerchi le mie conchiglie,
Mi si illumina il cuore.
Stregato
Giace sul mio fondo.
Forse il mio cuore è il mondo,
Batte –E cerca ancora te –
Come ti devo invocare?


Else Lasker-Schuler

postato da: ferro3 alle ore 19:59 | link | commenti
categorie: poesia
martedì, 18 settembre 2007

Copia di foto di Stefano Cagol"Il nostro desiderio non è di fare di due creature una sola, bensì di evadere dalla nostra prigione, dalla nostra unità, di diventare due in una congiunzione, ma meglio ancora dodici, un numero infinito, di sfuggire a noi stessi come in sogno, di bere la vita a cento gradi di fermentazione, di essere rapiti a noi stessi o comunque si debba dire, perché non lo so esprimere; allora il mondo contiene altrettanta voluttà quanto estraneità (...). Il solo sbaglio che potremmo commettere sarebbe d'aver disimparato la voluttà dell'estraneità e immaginarci di fare chi sa quali meraviglie dividendo l'uragano dell'amore in magri ruscelletti che scorrono su e giù fra un essere e l'altro".



Robert Musil, L'uomo senza qualità.


postato da: ferro3 alle ore 12:02 | link | commenti (1)
categorie: tristezze
venerdì, 14 settembre 2007

SABBIA
sabbia

We do not know the time we lose -
The awful moment is
And takes it's fundamental place
Among the certainties -

A firm appearance still inflates
The card - the chance - the friend -
The spectre of solidities
Whose substances are sand -

Non conosciamo il tempo che perdiamo
Il tremendo momento accade
E prende il suo posto fondamentale
Fra le certezze -

Una ferma apparenza ancora ci anima
Un biglietto - un'occasione - un amico -
Spettro di corpi solidi
La cui sostanza è sabbia-

Emily Dickinson

postato da: ferro3 alle ore 14:02 | link | commenti (1)
categorie: poesia
giovedì, 13 settembre 2007

da "PIGRE DIVINITA'
E PIGRA SORTE"

prendimi

















Prendimi adesso tra le tue braccia
adesso sciolta da me raccoglimi
non per ridarmi forza
ma perché io possa arrendermi.

Patrizia Cavalli da "Pigre divinità e pigra sorte",2006
postato da: ferro3 alle ore 17:31 | link | commenti
categorie: poesia
martedì, 11 settembre 2007

L' ULTIMA LIRICA D'AMORE
DI GIUSEPPE UNGARETTI
monologo in tre frammenti  (3)

ungaretti3




























Il mio amore per te
fa miracoli, Amore,
e, quando credi d'essermi sfuggita,
ti scopro che t'inganni, Amore mio,
a illuminarmi gli occhi
tornando la purezza.

Giuseppe Ungaretti (gennaio-febbraio 1969)
postato da: ferro3 alle ore 08:55 | link | commenti
categorie: poesia
lunedì, 10 settembre 2007

L' ULTIMA LIRICA D'AMORE
DI GIUSEPPE UNGARETTI
monologo in tre frammenti  (2)

ungaretti2




























Rifulge il sole in te
con l'alba che è risorta.
Può ripiegarmi a credere
un mare tanto lieto?

Oggi è il carnale inganno
che va sciupando un cuore

logoro dal delirio.

Lo delude ogni mira,
non torna più che finto
il miracolo, acceca.


Giuseppe Ungaretti (gennaio-febbraio 1969)
postato da: ferro3 alle ore 11:10 | link | commenti (1)
categorie: poesia
giovedì, 06 settembre 2007

L' ULTIMA LIRICA D'AMORE
DI GIUSEPPE UNGARETTI
monologo in tre frammenti  (1)

ungaretti 1Cercata in me ti ho a lungo,
non ti trovavo mai,
poi universo e vivere
in te mi si svelarono.

Quel giorno fui felice,
ma il giubilo del cuore
trepido mi avvertiva
che non ero mai sazio.

Fu uno smarrirmi breve,
già dita tue di sonno,
apice di pietà,
mi accarezzano agli occhi.

Davi allora sollecita
quella quiete infinita
che dopo amare assale
chi ne godé la furia.

Giuseppe Ungaretti (gennaio-febbraio 1969)

postato da: ferro3 alle ore 18:25 | link | commenti (3)
categorie: poesia
martedì, 04 settembre 2007

LA CITTA',
IMMAGINE DELL' ANIMA
                                                                                                                                    








































           foto ferro3


Secondo le parole di Santa Caterina da Siena, la  città è un’immagine dell’anima: le mura che la circondano stanno a significare il confine fra il mondo esteriore e l’interiore; le porte sono i sensi o le facoltà che collegano l’interno con l’esterno; l’intelletto, dice la Santa, esamina tutti quelli che si avvicinano alla porta, distinguendo gli amici dai nemici, e il libero volere protegge la sicurezza della città.
In essa zampillano fontane; al riparo delle sue mura si adagiano giardini, e al centro, dov’è il suo cuore, sta il Santuario.
Siena , per essere stata edificata secondo questo simbolismo, realizza tale similitudine e può veramente paragonarsi all’anima dell’uomo. E come l’anima, è trasfigurata dalla luce: quando, nell’incipiente mattino, prima ancora che i rumori del giorno coprano il garrire delle rondini, si vede, da uno dei giardini digradanti verso la valle, la prima luce dorata inondare la città che alta sovrasta, o quando la sera, da San Domenico, si ammira l’ultimo raggio di sole tuffare le case e le torri in un rosso infocato, mentre il Duomo, divenuto di madreperla e di diaspro, si fa lieve nell’aria e risplende, finalmente solo, davanti al cielo fiorito, allora Siena si scopre essere quale la sognavano i suoi costruttori: una città santa.

 

Titus Burckhardt

da “Siena, Stadt der Jungfrau,1958

postato da: ferro3 alle ore 08:35 | link | commenti
categorie: testi, passioni
lunedì, 03 settembre 2007

L'ULTIMA FOGLIOLINA






























La dernière petite feuille

La dernière petite feuille d'un arbre
frissonne
dans le vent froid qui lui apporte
les pas du bûcheron

L'ultima fogliolina d'un albero
rabbrividisce
nel freddo vento che le porta
il passo del boscaiolo.

Jacques Prévert da "Soleil de nuit"




postato da: ferro3 alle ore 11:57 | link | commenti (1)
categorie: poesia
sabato, 01 settembre 2007

DAL CASSETTO
kavafis




























Volevo appenderla a un muro della stanza.

Ma l'umidità del cassetto l'ha guastata.

Non la metto in un quadro questa foto.

Dovevo conservarla con più cura.

Queste le labbra, questo il viso-
ah, per un giorno solo, per un'ora
solo tornasse quel passato.

Non la metto in un quadro questa foto.

Mi fa soffrire vederla così guasta.

Del resto, se anche non fosse guasta,
che fastidio badare a non tradirmi-
una parola o il tono della voce-
se mai qualcuno mi chiedesse chi era.

Costantino Kavafis da "Poesie erotiche" nella traduzione di Nicola Crocetti



postato da: ferro3 alle ore 11:59 | link | commenti (2)
categorie: poesia