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lunedì, 29 ottobre 2007

FANTASIA
(omaggio a Bruno Munari)

munari






























ferro3 con occhiali disegnati da Bruno Munari

Per certe persone la fantasia è capriccio, bizzarria, stranezza.
Per altri è finzione, nel senso di non realtà, voglia, estro, ubbìa.
Per certi contadini è il ballo popolare. Per altri è allucinazione, fisima, ghiribizzo. Può essere intesa come fantasticheria, come fantasmagoria, come ispirazione, come vena.
Per i militari è un esercizio che si fa ogni tanto, diverso dalle Regole Rigorose normali.
Fantasia è anche irregolarità, fare a vanvera, a casaccio.
E poi, come se non bastasse, l’invenzione non è anche fantasia?
E la  fantasia non è anche invenzione?
E come la mettiamo con l’immaginazione?
Una bugia è fantasia, invenzione o immaginazione?
Ma l’immaginazione non è anche fantasia?
E le immagini della fantasia possono essere anche sonore?
I musicisti parlano di immagini sonore, di oggetti sonori.
Come si inventa una fandonia, un motore ad aria fredda, una nuova materia plastica?...

 
Bruno Munari (1907-1998)
dalla prefazione del suo libro “ Fantasia” ,1977



postato da: ferro3 alle ore 10:28 | link | commenti (1)
categorie: testi, grazie
giovedì, 25 ottobre 2007

DOPO UNA NOTTE INSONNE
SI FA DEBOLE IL CORPO


dopo una notte insonne



Dopo una notte insonne si fa debole il corpo,
gentile diventa e non suo,-di nessuno.
Nelle vene lente di nuovo gemono frecce-
e sorrisi alla gente, come un serafino.
Dopo una notte insonne si fan deboli le braccia
e profondamente indifferente e il nemico e l'amico.
L'arcobaleno intero-in ogni suono casuale,
e nel ghiaccio profumo di Firenze ad un tratto.
Dolcemente lucenti si fanno le labbra, e l'ombra più dorata
intorno agli occhi incavati. E' la notte che ha acceso
questo lucentissimo viso,-e per la notte scura
in noi scuri si fanno soltanto-gli occhi.

Marina Ivanovna Cvetaeva
postato da: ferro3 alle ore 17:57 | link | commenti
categorie: poesia
mercoledì, 24 ottobre 2007


"La delimitazione non è ciò su cui una cosa si arresta, ma come i greci riconobbero, è ciò da cui una cosa inizia la sua presenza"
Martin Heidegger da "Saggi e discorsi"


spazio1



















LA BELLA CITTA'

Antiche piazze assolate in silenzio.
Immerse in filamenti di azzurro e oro
come in sogno si affrettano miti monache
di afosi faggi entro il silenzio.

Dalle brune illuminate chiese
guardano della morte le pure immagini,
di grandi principi le belle insegne.
Corone scintillano nelle chiese.

Destrieri emergono dalle fonti.
Sanguinanti minacciano dagli alberi artigli.
Ragazzi giocano confusi da sogni
a sera sommessi là presso la fonte.

Fanciulle stanno alle porte,
guardano timide nella varia vita.
Le loro umide labbra tremano
ed esse attendono presso le porte.

Tremanti vibrano di campane i suoni,
tempo di marcia e richiami di guardia.
Stranieri ascoltano sugli scalini.
Alti nell'azzurro sono d'organo i suoni.

Chiari strumenti cantano.
Dei giardini entro il fogliame
trema il riso di belle donne.
Sommesse giovani madri cantano.

Segreto alita a fiorite finestre
profumo d'incenso, catrame e lillà.
Argentei scintillano stanchi cigli
attraverso i fiori alle finestre.
 

Georg Trakl


postato da: ferro3 alle ore 18:17 | link | commenti
categorie: poesia, testi
domenica, 21 ottobre 2007

...che sarà, amore, di te?

AlbertiDi te,
che sarà, amore, di te?

Quando resterai senza di me,
quale luce porterà te,
quale ombra me?

Dolore di tempie, di occhi,
dolore di cuore e
di ossa, di sangue e anima...

Di te,
che sarà, amore, di te?

Rafael Alberti

ascolta Victoria De Los Angeles e Dietrich Fischer-Dieskau in "Gruss (saluti)" Op.63 n.3 di Felix Mendelssohn



postato da: ferro3 alle ore 12:58 | link | commenti
categorie: musica, poesia
venerdì, 19 ottobre 2007

L'INNAMORATA

innamorata




























Mi sta dritta sulle palpebre
E i suoi capelli sono nei miei,
Di queste mie mani ha  la forma,
Di questi miei occhi ha il colore,
Dentro l'ombra mia s'affonda
Come un sasso in cielo.

Tiene gli occhi sempre aperti
né mi lascia mai dormire.
I suoi sogni in piena luce
Fanno evaporare i soli,
E io rido, piango e rido,
Parlo e non so che dire.

Paul Éluard da "Poesie" (1924)
nella versione di Franco Fortini
postato da: ferro3 alle ore 18:26 | link | commenti
categorie: poesia
mercoledì, 17 ottobre 2007

Al oído de una muchacha

Al oido

No quise.
No quise decirte nada.

Vi en tus ojos
dos arbolitos locos.

De brisa, de risa y de oro.

Se meneaban.

No quise.
No quise decirte nada.


All'orecchio di una ragazza


Non volli.
Non volli dirti nulla.

Vidi nei tuoi occhi
due alberelli folli.
Di brezza, di riso e d'oro.

Oscillavano.

Non volli.
Non volli dirti nulla.


Federico García Lorca
postato da: ferro3 alle ore 18:09 | link | commenti (1)
categorie: poesia
sabato, 13 ottobre 2007

PIACERE DOLCE

dolce




























Poi che a sera

potrò vederti, amore,

anche il tramonto

con cui pur muore il giorno

mi dà piacere dolce.



anonimo, il n.2922 della raccolta "mayoshu
(una miriade di foglie)"circa 760 d.C.
postato da: ferro3 alle ore 17:00 | link | commenti
categorie: poesia, giappone
venerdì, 12 ottobre 2007

ROSA PURPUREA

Hesse




























Ti avevo cantato una canzone.
Tu tacevi. La tua destra tendeva
con dita stanche una grande,
rossa, matura rosa purpurea.

E sopra di noi con estraneo fulgore
si alzò la mite notte d'estate,
aperta nel suo meraviglioso splendore,
la prima notte che noi godemmo.

Salì e piegò il braccio oscuro
intorno a noi ed era così calma e calda.
E dal tuo grembo silenziosa scrollasti
i petali di una rosa purpurea.


Hermann Hesse

ascolta Dietrich Fischer-Dieskau in "Nachtviolen" D.752
di Franz Schubert

postato da: ferro3 alle ore 18:44 | link | commenti (1)
categorie: musica, poesia
giovedì, 11 ottobre 2007

"FERVORE DE BUENOS AIRES"
UN PATIO

patioCon la sera

si fiaccarono i due o tre colori del pàtio.

La gran franchezza della luna piena

piú non esalta il suo cielo abituale.

Pàtio, inalveato firmamento.

E'il patio la pendice

per cui straripa fino in casa il cielo.

Serena

l'eternità si accampa a un crocicchio di stelle.

E'buono vivere nel sodalizio arcano

di un atrio, di una pergola e di un pozzo.


Jorge Luis Borges

ascolta Victoria De Los Angeles in "Vergebliches Ständchen" op.84 n.4
di Johannes Brahms

postato da: ferro3 alle ore 17:29 | link | commenti
categorie: musica, poesia
mercoledì, 10 ottobre 2007

KLAGELIED

klagelied
Miseria di troppo amare.

Si sta a disagio per questo.

Quando si dà la mano si  arrossisce.

Eppure, tocchiamo i fiori, il cristallo,

i piccoli calamai.

E ci tocchiamo, per piangere.

Ho bisogno di molto silenzio.

Soltanto un suono...

tranquillo nella villa turchina:

no quel bimbo che si lamenta

nel ricordo dei tuoi occhi turchini.


da "Tancredi" di Léon-Paul Fargue (1876-1947)

ascolta Victoria De Los Angeles in "Der Gang zum Liebchen" op.48 n.1
di Johannes Brahms

postato da: ferro3 alle ore 11:30 | link | commenti
categorie: musica, poesia
lunedì, 08 ottobre 2007

CUORE DI FANCIULLA

cuore di fanciulla



























Se c'incontriamo.

il mio volto nascondo;

eppur tu sei

l'amor che senza tregua

desidero vedere.


anonimo, il n.2554 della raccolta "mayoshu (una miriade di foglie)"circa 760 d.C.
postato da: ferro3 alle ore 17:08 | link | commenti
categorie: poesia, giappone
domenica, 07 ottobre 2007

DIECI IN AMORE

baci
Amore è una parola liquida,

mobile, fluttuante:

vi leggo dentro
more,

ancora, ancora, di piú,

lo slancio della gioventú.

E ci trovo inscritta,

anche remora: c'è in piú

una erre, la sua rotondità;

e remora vuol dire cautela,

strategia, corteggiamento,

il lampo, lo sbandamento

della tua e mia felicità.


da "Dieci in amore", 2002  di Raffaele Crovi

ascolta "An die Musik" D.547 di Franz Schubert

postato da: ferro3 alle ore 21:31 | link | commenti (1)
categorie: musica, poesia
martedì, 02 ottobre 2007

(L'INQUIETANTE PENELOPE)

penelope

























L'amore, l'odio, i sensi traditori,
l'intuito, la memoria, l'amarezza,
la gioia che prorompe, il disinganno...
E'sempre la vita che ricama sul telaio,
l'inquietante Penelope.

Poi come la trama si delinea
nel misterioso intrico
dei nodi e l'elemento primo,
il nostro sangue,
si fa più denso del miele
per nutrire formiche inesistenti,
vedrai quanto si paga,
quanto è duro il bilancio.
Ma è la traccia del lupo che ci fulmina.


da "L'urogallo altrove",1971
di Marco Pola (1906-1991)
postato da: ferro3 alle ore 16:48 | link | commenti
categorie: poesia
lunedì, 01 ottobre 2007

FOUR QUARTETS

Lucca
Non cesseremo di esplorare
E alla fine dell'esplorazione
saremo al punto di partenza.
Sapremo il luogo per la  prima volta.


da "Four Quartets" di T.S. Eliot
postato da: ferro3 alle ore 15:24 | link | commenti (2)
categorie: ricordi