vivere quella personale dimensione in cui la forma è vuoto e il vuoto è forma


E’ vero che la sete è patimento,
ma ho avuto la rugiada!
Anna Lea Merrit, "Love locked out",1889
To lose thee - sweeter than to gain
All other hearts I knew.
‘Tis true the drought is destitute,
But then, I had the dew!
The Caspian has its realms of sand,
Its other realm of sea.
Without the sterile perquisite,
No Caspian could be.
Perdere te - più dolce che far mio
ogni altro cuore che abbia conosciuto.
E’ vero che la sete è patimento,
ma ho avuto la rugiada!
Il Caspio ha il suo regno di sabbia
e l’altro suo regno di mare.
Senza il tributo sterile,
non ci sarebbe Caspio.
Emily Dickinson nella versione di Marisa Bulgheroni
ascolta l'allegro dal Quartetto per flauto KV 285b
di Wolgang Amadeus Mozart



Quando il sonno gemendo
foto ferro3Passe nd' 'a vita tue

Passe nd' 'a vita tue
come nd' 'a notta scure
nu gghiòmmere di foche.
Uvente le sravògghiete
e u céhe si mìttete a gghiurne,
ma i chèse nichète nd'u sonne
nun pòne risponne.
Pò mòrene pur'i stèlle
virènne c'arraugghiète
u gghiòmmere si ni vète
cc'u musse d'i uagninèlle.
Passo nella vita tua
come nella notte scura
un gomitolo di fuoco.
Il vento lo svolge
e il cielo si mette a giorno,
ma le case annegate nel sonno
non possono rispondere .
Poi muoiono pure le stelle
vedendo che riavvolto
il gomitolo se ne va
col broncio dei bambini.
Albino Pierro ( 1916-1995) di Tursi (Matera)

Iokanaan: Chi è questa donna che mi guarda? Io non voglio che mi guardi. Perché mi guarda con quegli occhi d’oro sotto le ciglia dorate? Non so chi ella sia. Non voglio saperlo. Ditele che se ne vada. Non è a lei che io voglio parlare.
……………
Salomè: La tua voce era un incensiere che spandeva strani profumi, e quando io ti guardavo udivo una musica strana! Ah! Perché non mi hai guardata, Iokanaan? Tu hai nascosto il volto dietro le mani e le bestemmie. Hai messo sopra agli occhi la benda di colui che vuole vedere il suo Dio. Ebbene, tu 1’hai visto il tuo Dio, Iokanaan. ma me, me... non mi hai visto mai. Se tu mi avessi vista mi avresti amato. Io, io ti ho veduto, Iokanaan, e ti ho amato. [...] Se tu mi avessi guardato, mi avresti amato. Lo so bene che mi avresti amato, e il mistero dell’amore e più grande del mistero della morte .
Da “Salomè” di Oscar Wilde


Pierre Loti (nom de naissance Louis Marie Julien Viaud) est né à Rochefort le 14 janvier 1850, mort à Hendaye le 10 juin 1923.
La storia di Aziyadé è semplice all'apparenza , in verità contiene tutta la vita .
Un uomo ama una donna; devono lasciarsi; ne muoiono entrambi.
L’uomo è un ufficiale inglese, la donna vive in un harem.
Ambientato tra Salonicco e Istanbul ,"Aziyadé" è un romanzo attorno all'abbandonarsi alla forza del destino.
La barca che i due amanti trasformano in un talamo galleggiante è la figura poetica più forte ed intrigante del libro: l'acqua, elemento materno di una involontaria vita prenatale si scontra con una parte rigida legata al potere maschile; la zona asiatica del mondo ancora così spontanea ed emozionante nella sua fanciullezza è contrapposta ad un'Europa spenta e tragicamente adulta.
Su tutto la trama e l'ordito della vita che si dipanano in modo inconsapevole e non calcolabile.
Il lasciarsi andare alla deriva della vita diventa la vita stessa.
"...Mi sentivo così completamente solo, che provai una strana sensazione scorgendomi vicino, dietro grosse sbarre di ferro, la parte superiore di un volto umano, due grandi occhi verdi che fissavano i miei..."
"...Le pupille erano verde intenso, di quel color verde mare cantato un tempo dai poeti orientali..."
"...Tremo toccandola, questo primo contatto mi pervade di un languore mortale, il suo velo è impregnato di profumi orientali, il suo contatto è saldo e freddo.Ho amato piú di lei un'altra giovane donna che, ora, non ho piú il diritto di vedere, ma i miei sensi non avevano mai conosciuto una tale ebbrezza..."
"...Senin lâfini yemek istrim!
(vorrei mangiare il suono della tua voce!)




Cambiare la prosa del mondo,
Lo sai anche tu.
Una casa, una vera
casa di mattoni e pietre è come una tomba.
Qualche volta si può anche vivere sotto una tenda...
Ma la cosa migliore, per noi, è dormire sotto il cielo
e guardare le stelle negli occhi.
Detto del popolo Tuareg

GHERARDO
DELLE NOTTI
Amo molto questo S. Sebastiano del pittore olandese Gerard van Honthorst (nato ad Utrecht nel 1590) noto anche come Gherardo delle Notti per i suoi struggenti notturni dove la luce di una candela governava lo spazio.Il quadro è conservato a Londra nella National Gallery. Gerard frequentò la scuola di Abraham Bloemaert; nel 1610 si recò a Roma dove fu colpito dalle opere del Caravaggio(del quale aveva anticipato alcuni incredibili effetti di luce), di Guido Reni, del Bassano.Nel 1614 rientrò ad Utrecht. In seguito si recò a Londra ed a L'Aia per poi tornare nella sua città ove morì nel 1656.Perchè amo questo piccolo quadro (101 x 117 cm.)? Gherardo delle Notti rappresenta un S. Sebastiano completamente diverso da tutte le iconografie; non troviamo il Santo sensualmente arrovesciato con lo sguardo verso il cielo (come nelle opere di Luca Signorelli, Girolamo Genga, Andrea Mantegna)né lo troviamo quasi sprezzante verso i suoi carnefici che guarda in modo compassionevole (come in Hans Holbein, Botticelli, Antonello da Messina) né lo troviamo in concreto assente dalla rappresentazione come se nulla lo interessi (neanche il suo dolore) come nei quadri del Ghirlandaio o di Cima di Conegliano; qui lo vediamo seduto che guarda verso se stesso con il capo arrendevolmente reclinato. Vero uomo di carne che ha ricevuto gli strali (non vediamo gli arcieri) della vita, dell’amore, d’infiniti accadimenti. Quattro frecce: due lo attraversano, due rimangono nel suo corpo. Dai rigagnoli di sangue (non copioso, il pittore non vuole una scena pulp) forse le prime due frecce lo hanno colpito nella gamba destra e nel braccio sinistro (il braccio che tiene l’arco).Dalla gamba il sangue cola come un toro matado. La terza freccia è dritta nel cuore precisa come la mira di un sagittario che ha scagliato anche la quarta (il punto di fuga le unisce) e questa volta lo colpisce sotto l’ombelico (più sotto c’è solo il perizoma).S. Sebastiano non è morto (non morirà colpito dai dardi secondo quanto ci racconta Iacopo da Varagine) il viso non è neanche sofferente pare intento a respirare profondamente, a cercare di capire il senso profondo dell’essere lì, di come fare adesso che le frecce sono partite ed hanno cambiato la sua vita. Quando le dita si aprono e parte la freccia non possiamo far nulla per opporci, non serve neanche fuggire: è il destino,è la vita.
Fabio