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IL PECCATO MI FA RIPOSARE

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mercoledì, 30 aprile 2008

Le strade30aprile











Quello che sono e sono stato

domandatelo alle strade

dei paesi della sete.

Tufi lucertole spine,

bell' uva sulle colline

dove fui ladro di galline.

Strade di cenere e pomice

lavorate dallo scorpione.

Dove ramingo io vissi

la cicala ancora muore.


Quello che sono e sono stato

domandatelo alle strade.

Una dice, scatenato!

E mostra le ferite

che fuggendo ho lasciato.

Dalle braccia di mia madre

dalle mani dell'amata

sempre fuggiasco sono stato.

Da me solo inseguito

braccato, colpito.
 

Re per un giorno

per cent' anni povero.

Soldato bracciante gabelliere:

su ogni nuova strada

nuovo mestiere.

Domandate ai sentieri della neve

alle doline alle cordigliere

quello che sono e sono stato.

Domandatelo alle strade.
 

Alla malora carte

cartigli e scartoffie

che potevano darmi gloria.

La vita ho consumato

su carta e inchiostro.

Mio Dio quanto ho limato

notte e giorno.

Mio Dio quanto ho penato.
 

 Raffaele Carrieri

da”La giornata è finita”, 1963

 

postato da: ferro3 alle ore 10:05 | link | commenti
categorie: poesia
martedì, 29 aprile 2008

To Mrs.Reynolds's Cat
29aprile
Zoe fotografata da Ferro3

Gatto: tu che il tuo gran climaterio hai testé passato,
Dimmi, su, quanti topi e ratti in gioventù
Hai ammazzato? Quanti ghiotti bocconi hai mai rubato?
Da bravo, quei lucenti, verdi occhi spalanca  di più,
E drizza le tue orecchie di velluto; ma ti prego,
Non infilzarmi coi tuoi artigli latenti;
Volentieri al tuo gentil miagolio mi piego
E ascolto le tue lotte coi topi, coi ratti, coi polli succulenti!
Ma tu non guardare in basso, non leccare le tue zampe delicate-
Nonostante la tua asma, la coda mozza, le condizioni
Della  tua salute, nonostante le pedate
Di mille ragazze e le loro maledizioni,
Su, mostra ancora della  tua pelliccia la gran beltate,
Soffice adesso come quando, appena nato, avesti le tue nobili iscrizioni.

John Keats

postato da: ferro3 alle ore 09:39 | link | commenti
categorie: poesia, foto
giovedì, 24 aprile 2008

LUCINDA
24aprile











Che le tue pupille belle,
Lucinda, non siano stelle
ben può essere;
ma che quella chiarità
non abbia certa deità
non può essere.

Che la sua bocca divina
non sia proprio corallina
ben può essere;
ma che non vinca la rosa
nell'esser rossa e odorosa
non può essere.

Che non sia il suo bianco petto
di neve o cristallo netto
ben può essere;
ma che non vinca lindura
di cristalli o neve pura
non può essere.

Che le mani non sian gigli
né la vena iris somigli
ben può essere;
ma che in lor non apparisca
ogni grazia che si ambisca
non può essere.

Lope Félix de Vega y Carpio (1562-1635)

postato da: ferro3 alle ore 10:00 | link | commenti
categorie: poesia
mercoledì, 23 aprile 2008

chiamansi romei quanti vanno a Roma
23aprile












coll.ferro3,anno 1697

" Peregrini si possono intendere in due modi, in uno largo e in uno stretto: in largo, in quanto è peregrino chiunque è fuori della sua patria; in modo stretto non s'intende peregrino se non chi va verso la casa di Sa' Iacopo o riede. E' però da sapere che in tre modi si chiamano propriamente le genti che vanno al servigio de l’Altissimo: chiamasi palmieri in quanto vanno oltremare, la onde molte volte recano la palma; chiamansi peregrini in quanto vanno a la casa di Galizia, però che la sepoltura di Sa' Iacopo fue più lontana della sua patria che d'alcuno altro apostolo; chiamansi romei quanti vanno a Roma".

 Dante , “Vita nova”

postato da: ferro3 alle ore 14:36 | link | commenti
categorie: testi, arte
martedì, 22 aprile 2008

TEMPO PERSO
22aprile

Davanti alla porta dell'officina
l'operaio s'arresta di scatto
il bel tempo l'ha tirato per la giacca
e come egli si volta
e osserva il sole
tutto rosso tutto tondo
sorridente nel suo cielo di piombo e
strizza l'occhio
familiarmente
Su dimmi compagno Sole
forse non trovi
che è piuttosto una coglionata
offrire una simile giornata
a un padrone?

Jacques Prévert


postato da: ferro3 alle ore 15:47 | link | commenti
categorie: poesia
domenica, 20 aprile 2008

Enguerrand Quarton
20aprile

Ricordo una fredda giornata di gennaio, a Parigi ,con un Louvre poco frequentato : anche la “Gioconda” era meno assediata del solito ( ma i giapponesi non mancavano). Trovarsi solo di fronte ad un’opera di tale potenza come la “Pietà” di Villeneuve-Lez-Avignon, capolavoro di un personaggio misterioso ed intrigante come Enguerrand Quarton è stato emozionante. I dati su questo pittore sono pochi e contraddittori . Quarton secondo la grafia più accettata ma troviamo anche : Charanton, Carton, Charretier ecc…nasce a Laon  all’ inizio del XV secolo (1409? o dopo) per morire probabilmente nella grande peste del 1466 gettato in una fossa comune. Di lui rimangono solo tre o quattro opere sicure .Anche su questa “Pietà di Avignone” non tutti gli studiosi concordano e parlano anche di un Maestro Catalano o Portoghese. Enguerrand visse in un momento tormentato e contraddittorio che vedeva la Francia lacerata tra il Duca di Borgogna ed il sovrano Carlo VI con il figlio plagiato dalla madre: la regina Isabella. Enguerrand scampò al massacro del 30 giugno 1431 delle truppe francesi, ormai prive del carisma di Giovanna d’ Arco, salvato dal suo amico di bottega Barthélemy. Dipinta su legno di noce la “Pietà di Villeneuve” misura 163 cm. di altezza per 218 cm. di larghezza. La scena è occupata da cinque personaggi : a sinistra il dedicatario a mani giunte con una veste bianca , poi S. Giovanni Evangelista , la Vergine che sostiene sulle ginocchia il corpo del figlio, S. Maria Maddalena. Il dedicatario sembra quasi non partecipare alla scena con lo sguardo rivolto al di fuori della scena stessa. Le quattro figure sono sospese in un panorama d’oro da dove emerge la sagoma di Gerusalemme. Tutto è costruito attorno alla figura del triangolo (la Trinità) al centro del quale troviamo la  ferita al costato del Cristo. La Maddalena, con la sua veste rossa, si asciuga le lacrime. Una linea ideale congiunge le labbra serrate della Madonna con gli occhi chiusi del figlio che giace drammaticamente con braccia e gambe parallele e le dita contorte. Un leggero piegamento del volto di Maria disassa il tutto e lo rende più umano. Verso la ferita al costato puntano gli sguardi di S. Giovanni e della Maddalena. Le letture iconografiche sono molteplici con una sommessa simbologia vegetale:sulla veste della Vergine sono raffigurati fiori e foglie di ortica ( il dolore infinito), per l’ Apostolo fiori e foglie di Hyssopus officinalis (purezza ed umiltà), per la Maddalena fiori e foglie di garofano ( l’amore puro).E’ anche un gioco di stoffe e di veli : dal manto della Vergine che diventa sudario ,al velo della Maddalena che sfiora il perizoma del Cristo.    

Fabio

 

postato da: ferro3 alle ore 17:40 | link | commenti
categorie: testi, arte, passioni
venerdì, 18 aprile 2008

due strade diverse...
18aprile























"Ci teniamo tutti ad essere accettati ma dovete credere che i vostri pensieri siano unici e degni, anche se ad altri sembrano strani ed impopolari. Come ha detto Frost:"Due strade trovai nel bosco e io scelsi quella meno battuta, ed è per questo che sono diverso ".

Robin Williams ne "L'attimo fuggente" di Peter Weir, 1989

postato da: ferro3 alle ore 09:27 | link | commenti
categorie: testi, film
giovedì, 17 aprile 2008

La chambre claire

17aprileBisogna dunque che mi arrenda a questa legge: io non posso approfondire, penetrare la Fotografia. Posso solo esplorarla con lo sguardo, come una superficie immobile. La Fotografia è piatta, in tutti i significati dellla parola: ecco che cosa devo per forza ammettere. A torto la si associa, data la sua origine tecnica, all'idea di un passaggio oscuro (camera obscura). Bisognerebbe invece dire camera lucida ( tale era il nome di quell'apparecchio, antecedente alla Fotografia, che permetteva di disegnare un oggetto attraverso un prisma, un occhio sul modello, l'altro sulla carta) ; infatti, dal punto di vista dello sguardo, "l'essenza dell'immagine è di essere tutta esteriore, senza intimità, e ciononostante piú inaccessibile e misteriosa dell'idea dell'interiorità; di essere senza significato, pur evocando la profondità di ogni possibile senso; non rivelata e tuttavia manifesta, possedendo quella presenza-assenza che costituisce la seduzione e il fascino delle Sirene" (Blanchot)

Roland Barthes, “La camera chiara, nota sulla fotografia”, Einaudi, 1980
postato da: ferro3 alle ore 10:42 | link | commenti
categorie: testi, foto
mercoledì, 16 aprile 2008

Ninnananna allo specchio
addormentato

16aprileB

























Dormi.
Non temere lo sguardo

errante.         
                Dormi.


Né la farfalla
né la parola
né il raggio furtivo
della serratura
ti feriranno.

               Dormi.

Come il mio cuore,
così tu,
specchio mio,
giardino dove l'amore
mi aspetta.


Addormentati senza affanni,
ma svegliati

quando morirà l'ultimo
bacio delle mie labbra.

Federico García Lorca
postato da: ferro3 alle ore 14:53 | link | commenti
categorie: poesia, passioni
martedì, 15 aprile 2008

Dèjame sueltas las manos

aprile

Lasciami sciolte le mani
e il cuore, lasciami libero!
Lascia che le mie dita scorrano
per le strade del tuo corpo.
La passione - sangue, fuoco, baci -
m'accende con vampate tremule.
Ahi, tu non sai cosa significa questo!

E' la tempesta dei miei sensi
che piega la selva sensibile dei miei nervi.
È la carne che grida con le sue lingue ardenti!
È l'incendio!
E tu sei qui, donna, come un legno intatto
ora che vola tutta la mia vita ridotta in cenere
verso il tuo corpo pieno, come la notte, di astri!

Lasciami libere le mani
e il cuore, lasciami libero!
Io solamente ti desidero, io solamente ti desidero!
Non è amore, è desiderio che inaridisce e si estingue,
è precipitare di furie,
avvicinarsi dell'impossibile,
ma ci sei tu,
ci sei tu per darmi tutto,
e per darmi ciò che possiedi sei venuta sulla terra
come io son venuto per contenerti,
e desiderarti,
e riceverti!

 
Pablo Neruda

postato da: ferro3 alle ore 16:53 | link | commenti
categorie: poesia, passioni


15aprile

Un signore di Scandicci
buttava le castagne
e mangiava i ricci.
Un suo amico di Lastra a Signa
buttava i pinoli
e mangiava la pigna.

Un suo cugino di Prato
mangiava la carta stagnola
e buttava il cioccolato.

Tanta gente non lo sa
e dunque se ne cruccia:
la vita la butta via
e mangia solo la buccia.

Gianni Rodari

postato da: ferro3 alle ore 11:15 | link | commenti
categorie: poesia, ricordi
venerdì, 11 aprile 2008

Nautica celeste
11aprile























Vorrei renderti visita
nei tuoi regni longinqui
o tu che sempre
fida ritorni alla mia stanza
dai cieli, luna,
e, siccom'io, sai splendere
unicamente dell'altrui speranza.

Andrea Zanzotto da "IX Ecloghe" 1962
postato da: ferro3 alle ore 16:44 | link | commenti
categorie: poesia
giovedì, 10 aprile 2008

Tu sei, mi trascura
10aprile























Tu sei: mi trascura
e tutto brividi mi lascia la stagione;
fragole a boschi e pomi a perdizione
nelle miriadi delle piogge

La pura estate consumata
dai grandi venti
illuminata dall'amore

e tutta un'altra fioritura
che non significa e non pesa
e questo pomeriggio improvvisato
perché da te mi possa congedare

Con te verde ora
di caligini e raggi
mi salvi, io vedo ancora
tra accecanti ricchezze.

Andrea Zanzotto da "Dietro il paesaggio" 1940-48
postato da: ferro3 alle ore 15:41 | link | commenti
categorie: poesia
mercoledì, 09 aprile 2008

La camera chiara...
9aprile2











“Ecco qui alcuni soldati polacchi che sostano in aperta campagna (Kertész,1915);niente di straordinario, a parte una cosa, che nessun quadro realista potrebbe mai darmi: e cioè che essi erano là; ciò che vedo non è un ricordo, un’immaginazione, una ricostruzione, un pezzo della Maya, di cui l’arte è prodiga, ma il reale allo stato passato: è il passato e il reale insieme.”


Roland Barthes, “La camera chiara, nota sulla fotografia”, Einaudi, 1980

09aprile


























postato da: ferro3 alle ore 14:23 | link | commenti
categorie: testi, foto
martedì, 08 aprile 2008

Angels...
8aprile

Angels, in the early morning
May be seen the Dews among,
Stooping-plucking-smiling-flying-
Do the Buds to them belong?

Angels, when the sun is hottest
May be seen the  sands among,
Stooping-plucking-sighing-flying-
Parched the flowers they bear along.

Angeli vedi nella prima luce
tra la rugiada curvarsi,
cogliere e volar via con un sorriso:
crescon per loro i fiori?

Angeli vedi quando il sole  infuria
tra le sabbie roventi,
cogliere e volar via con un sospiro:
ed i fiori avvizziti con sé portano.

Emily Dickinson
postato da: ferro3 alle ore 11:50 | link | commenti
categorie: poesia, passioni
lunedì, 07 aprile 2008

Da uno Statuto dell'Ospedale di S. Maria della Scala a Siena, circa 1348
7aprile
ORDINIAMO E DECRETIAMO CHE IL MALATO CHE VERRA' IN QUESTO OSPEDALE SIA RICEVUTO CON GENTILEZZA E CON GARBO E CHE PER ASSISTERLO L'OSPEDALE DEBBA DISPORRE DI DUE DOTTORI: IL PRIMO UN MEDICO GENERICO ED IL SECONDO UN CHIRURGO,I QUALI SE POSSIBILE DOVRANNO ESSERE DEI FRATI ALTRIMENTI DOVRANNO RICEVERE DALL'OSPEDALE UN BUON SALARIO IN MODO CHE POSSANO PRATICARE LA LORO PROFESSIONE VOLENTIERI E CON AGIATEZZA. ORDINIAMO E DECRETIAMO CHE TUTTI GLI ORFANI SIANO RICEVUTI CON GENTILEZZA E CON GARBO ED AFFIDATI ALLE CURE D' UNA BALIA PERCHE' SIANO ALLATTATI E NUTRITI A SPESE DELL' OSPEDALE E CHE TUTTE LE ORFANE SIANO ALLOGGIATE E CRESCIUTE A CARICO DELL'OSPEDALE  E SE SI POTRANNO FAR SPOSARE DOVRANNO SPOSARSI ED AD OGNUNA DI LORO SARANNO DATE IN DOTE 50 LIBBRE DI MONETE DI SIENA AI FONDI DELL'OSPEDALE.

                                                                          

postato da: ferro3 alle ore 19:52 | link | commenti
categorie: testi
martedì, 01 aprile 2008

Il mare disse...
1aprile2008Golfo di Baratti,foto Ferro3

The Sea said "Come" to the Brook-
The Brook said "Let me grow"-
The Sea said " Then you will be a Sea-
I Want a Brook-Come now"!

The Sea said "Go" to the Sea-
The Sea said "I am he
You cherished"-" Learned Waters-
Wisdom is stale-to Me"



Il mare disse "Vieni" al ruscello-
il ruscello disse "Lasciami crescere"-
il mare disse: "Allora sarai un mare-
voglio un ruscello-vieni ora!"

Il mare disse "Va" al mare-
il mare disse "Sono quello
che amasti"-  "Dotte acque-
per me-la saggezza è insipida"

Emily Dickinson

postato da: ferro3 alle ore 15:04 | link | commenti
categorie: poesia, foto