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Utente: ferro3
IL PECCATO MI FA RIPOSARE

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lunedì, 30 giugno 2008

Settembre 1903
30giugno























ferro 3 ritratto da Massimo Festi

Lasciate almeno che con l'inganno io mi illuda
e che non senta il vuoto della mia vita.

E fui così spesso così vicino.
E come rimasi paralizzato, come esitai?
Perché rimasi con le labbra serrate?
E dentro di me piangeva il vuoto della mia vita
e i miei desideri vestivano a lutto.

Essere stato così spesso così vicino
agli occhi, alle labbra sensuali,
al corpo sognato, adorato,
Essere stato così spesso così vicino.

Costantino Kavafis
postato da: ferro3 alle ore 12:45 | link | commenti
categorie: poesia, arte, foto
venerdì, 27 giugno 2008

Donne
27giugno























Le donne sono simili
ad alberi inquieti
pronti a sbocciare
a ogni finta primavera.

Silvano Agosti ,1963
postato da: ferro3 alle ore 15:00 | link | commenti
categorie: poesia
martedì, 17 giugno 2008

il pino
13maggio
























Dritto e sgorgato dal crepuscolo,
Il pino è l'albero della brezza,
E i venti che scorrono tra nastri di luce,
E dei venti screziati che soffiano dai mari.

Dylan Thomas (1914 -1953), "Poesie inedite"
postato da: ferro3 alle ore 10:36 | link | commenti
categorie: poesia, foto
giovedì, 12 giugno 2008

Alla voluttà
12maggio
























Mirra e delizia della vita m'è il ricordo delle ore
in cui trovai la voluttà come la desideravo
e la trattenni forte. Mirra e delizia della  vita
a me che disdegnavo ogni piacere dei consueti amori.

Constantinos Kavafis
postato da: ferro3 alle ore 18:38 | link | commenti
categorie: poesia, ricordi
mercoledì, 11 giugno 2008

Nel cielo alto
11giugno





















foto Ferro3


Nel cielo alto
vola lentamente un nibbio
tracciando un cerchio.

Insieme a lui
dentro di me ho
qualcosa che traccia
lentamente un cerchio.

Kikuo Takano
postato da: ferro3 alle ore 17:57 | link | commenti
categorie: poesia, giappone
martedì, 10 giugno 2008

Sotto la pelle...
10maggio























SOTTO LA PELLE delle mie mani cucito:
il tuo nome
che di mani si appaga.
Se io impasto quel grumo d'aria
che è il nostro cibo,
il brillio delle sue lettere lo fa,
da un poro aperto assurdamente,
levitare.

Paul Celan



postato da: ferro3 alle ore 18:04 | link | commenti
categorie: poesia
sabato, 07 giugno 2008

Dimmi, perché quest'ansia...
7maggio























Dimmi, perché quest'ansia
di fare la possibile,
se tu sai di essere quella
che non sarai mai?
Tu al mio fianco, nella tua carne,
nel tuo corpo, sei solo
il grande desiderio inutile
di stare qui al mio fianco
nel tuo corpo, nella tua carne.
In tutto ciò che fai,
di vero, di visibile,
nulla si compie,
e nulla si realizza, no.
Ciò che tu fai altro non è
che ciò che tu vorresti
fare mentre lo fai.
Le parole, le mani
che mi porgi, le bacio
per quella volontà
irrealizzabile e tua
di darmele, nel darmele.
E quanto piú ti accosti a me
e piú ti stringi
contro il no indistruttibile
e nero, piú grandi si fanno
per il desiderio di abolirle,
per l'ansia che non esistano,
le distanze senza fondo
che tu vuoi ignorare
abbracciandomi. E sento
che il vivere tuo con me
è puro segno, indizio,
in baci, in presenze,
dell'impossibile, del
desiderio tuo di vivere
con me, mia, sempre.

Pedro Salinas da "La voz a ti debida" [LVII]
nella traduzione di Emma Scoles
postato da: ferro3 alle ore 16:44 | link | commenti
categorie: poesia
giovedì, 05 giugno 2008

Seicento fiorentino
santacaterina





















"La soggettività, tutta esplicata, é il limite interiore di ciò che l'uomo non sa: all'ideologia della Controriforma  il Seicento fiorentino, nella linea sottilissima ma resistente dei suoi rappresentanti necessari, contrappone una continua, inavvertita substitutio in re, contrappone cioè alle forme date , e alla ritualità di esse forme, questa res psichica tutta allarmata linguisticamente alle proprie frontiere interiori, questo ammasso stellare della psiche messo via via a fuoco, fino a veder specchiato in questo novissimo, ambiguo " specchio di vera penitenza" non tanto e non solo lo speculum dell'imperfezione naturale delll'uomo, non il dato cioè ma sopratutto il darsi speculare di quanto l'uomo crede di possedere, uno spazio che si dilata nei due sensi e che dissimila quanto, avvicinandoosi allo specchio, egli credeva di raggiungere della propria identità. Né il problema aperto da questi nostri antichi ci pare, sinceramente, chiuso."


Piero Bigongiari,"Il SEICENTO FIORENTINO",
1974 ried.1982
postato da: ferro3 alle ore 12:40 | link | commenti
categorie: testi, arte, passioni
mercoledì, 04 giugno 2008

il fascino di un mondo rifatto a mano
4maggio Tramonto a Bibbona, foto Ferro3,2008
Campagna di Bibbona.
Sono venuto su in una famiglia di contadini;
mi hanno educato come potevano, come volevano.

Compio gli anni il 1 ottobre, che ai miei tempi era il giorno di apertura della scuola e del primo maiale scannato in onore di San Remigio.Per il mio sesto genetliaco mio padre mi ha regalato l’astuccio con la penna e la matita e mio nonno una piccola cesoia per potare la vigna.
L’astuccio si è disperso quasi subito e la cesoia è ancora qui, anche se non ho mai imparato a potare come si deve; ma la mia genetica è quella, e nato bifolco, bifolco morirò.

Tra i tanti difetti che ho mutuato dalla mentalità contadina c’è, forse non troppo grave ma imbarazzante, l’impossibilità ad essere un ecologista come si deve. I contadini non lo sono mai, non sanno capire la natura come un’entità autonoma dalla loro presenza e dal loro lavoro.
Neppure l’apprezzano.
La bellezza di un paesaggio è la sua “domesticità” non la selvatichezza. La natura incontaminata non dice loro niente di buono, la sua inutilità li sgomenta, la sua estraneità li spaventa. E io sono così, anche se mi sono abituato a fingere per non fare brutta figura.

Ma in cuor mio so bene cosa mi dà piacere, cosa vado cercando camminando per il paesaggio del mondo; cosa del multiforme infinito sacro corpo di madre Gea, mi commuove e conforta.
Sono i segni - vivi -  del persistente accordo tra lei e i suoi figli, sacerdoti cafoni, la bellezza di quei segni, la bontà di quel patto. Che sono un albero che segna un confine, una gora serpeggiante nel cuore di un’aratura, una prativo di fieni ondulanti con il suo trattore arancione nel mezzo, un castagneto tenuto a giardino nel mezzo di un bosco di lecci, la polvere di una via vicinale che separa un  orizzonte di girasoli da un altro di granturco.
Anche solo questo, semplicemente questo. 
E così continuo ad andare pedestremente solingo nella campagna qualunque.

Liberato dall’incombenza sociale di affreschi e musei, castelli e abbazie, posso bearmi senza vergogna, cafone come son nato, di questo vasto creato rifatto a mano.
La manicure della vecchia madre Gea.
E capisco che il mio occhio è diverso dal vostro e il mio gusto decisamente volgare.                               

  Maurizio Maggiani, 1999

Tramonto a Bibbona, foto Ferro3,2008

4maggiobis




postato da: ferro3 alle ore 12:09 | link | commenti (1)
categorie: ricordi, testi, foto, passioni
martedì, 03 giugno 2008

il bello
17maggio





















"Il bello è una manifestazione di arcane leggi della natura, che senza l'apparizione di esso ci sarebbero rimaste eternamente celate"


Johann Wolfgang Goethe
postato da: ferro3 alle ore 10:21 | link | commenti
categorie: passioni