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Utente: ferro3
IL PECCATO MI FA RIPOSARE

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martedì, 30 settembre 2008

S.LUCIA
La chiesa di S.LUCIA in una cartolina del 1899

La chiesetta di S. Lucia è situata sull’omonimo colle a nord dell’abitato di Fondo in Val di Non. Sulla cima del colle si ergeva un castello sorto nel 1271 ad opera di Mainardo II del Tirolo . Sul sito del castello sorse la chiesetta .Il perimetro della chiesa più antica è rilevabile dagli otto affreschi, dedicati alla vita della Santa siciliana.Nel 1982 opere di restauro conservativo hanno interessato tutta la struttura muraria e la copertura; in quella occasione all’esterno del perimetro furono rinvenuti scheletri risalenti al periodo delle pestilenze che devastarono il Trentino tra il XIV ed il XVI secolo. Si rimane colpiti dalle otto scene del ciclo di S. Lucia secondo quanto scrive Jacopo da Varagine nella sua “Legenda Aurea” scritta verso il 1260:
- La visita di Eutichia ,madre di S. Lucia, alla tomba di S. Agata a Catania.
- Il sogno di S. Lucia.
- S. Lucia viene condotta da Pascasio, governatore di Siracusa, che l’accusa.
- Supplizio di S. Lucia : trascinata da una coppia di buoi.
- Supplizio di S. Lucia : legata a due alberi con un fuoco acceso sotto i piedi.
- Supplizio di S. Lucia : pugnalata alla gola.
- Comunione e sepoltura di S. Lucia.

- La punizione del tiranno Pascasio per decapitazione.
Sulla cornice inferiore del primo quadro era possibile leggere la data del 1356 checi dà un punto fermo nella storia della chiesetta.Riguardo l’autore di questo ciclo affrescato vi sono due tesi: la prima che l’autore sia un artista della scuola di Bressanone noto come “maestro dello scorpione” che operò all’inizio del 1400. Ciò è stato dedotto dalla presunta firma del pittore, appunto uno scorpione, su di uno stendardo nell’ultimo quadro del ciclo di S. Lucia. L’altra tesi data gli affreschi intorno al 1376 e li attribuisce all’autore della Madonna Castelbarco situata all’interno della Chiesa dei Domenicani a Bolzano, pittore di scuola veronese. Un artista influenzato da Giotto della Cappella Scrovegni di Padova facente parte di quel folto gruppo di artisti che tra il 1320 ed il 1360 si spostò dal Veneto fino in Tirolo.

 Fabio

 Martirio S.Lucia

 

postato da: ferro3 alle ore 19:15 | link | commenti
categorie: testi, architettura, arte
venerdì, 19 settembre 2008

Ritratto di un'ombra

settembre

 

 

 

 

 

 

I tuoi occhi, orma di luce dei miei passi;

la tua fronte, solcata dal lampo delle spade;

i tuoi sopraccigli, orlo della rovina;

le tue ciglia, messi di lunghe lettere;

i tuoi riccioli, corvi, corvi, corvi;

le tue guance, stemma del mattino;

le tue labbra, ospiti tardivi;

le tue spalle, statua dell'oblio;

i tuoi seni, amici delle mie serpi;

le tue braccia, ontani alla porta del castello;

le tue mani, tavole di morti giuramenti;

i tuoi fianchi, pane e speranza;

il tuo sesso, legge dell'incendio boschivo;

le tue cosce, ali nell'abisso;

i tuoi ginocchi, maschere della tua boria;

i tuoi piedi, teatro d'armi dei pensieri;

le tue piante, cripte di fiamme;

la tua orma, occhio del nostro addio.

 Paul Celan

 

postato da: ferro3 alle ore 22:32 | link | commenti
categorie: poesia
mercoledì, 17 settembre 2008

Amore e Psiche
amore &










Eugène Médard (1847-1887)

Quae dum insatiabili animo Psyche, satis et curiosa, rimatur atque pertrectat, et mariti sui miratur arma, depromit unam de pharetra sagittam, et, puncto pollicis extremam aciem periclitabunda, trementis etiam nunc articoli nisu fortiore pupugit altius, ut per summam cutem roraverint parvulae sanguinis rosei guttae.
Sic ignara Psyche sponte in Amoris incidit amorem.
Tunc magis magisque cupidine flagrans Cupidinis, prona in eum efflictim inhians, patulis ac petulantibus saviis festinanter ingestis de somni censura metuebat.

Psiche con curiosità insaziabile si sofferma a guardarle e le tocca e ammira le armi del suo sposo, poi estrae una freccia dalla faretra e toccando il pollice la punta acuta, facendo un movimento un po’ troppo brusco con la mano ancora tremante si punge piuttosto profondamente il dito, cosicché a fior di pelle escono alcune goccioline di roseo sangue, come rugiada.
Così l’ignara Psiche per colpa sua fu presa dall’amore di Amore.
Allora, sentendo crescere irresistibilmente dentro di sé la voluttà per il dio della voluttà, china su di lui con le labbra dischiuse prese a baciarlo e ribaciarlo con baci appassionati, senza freno, temendo solo che si svegliasse.

 Lucio Apuleio, “La favola di Amore e Psiche” nella traduzione di Gabriella D’Anna

postato da: ferro3 alle ore 17:57 | link | commenti
categorie: poesia, passioni, amori felici
martedì, 16 settembre 2008

SibillaCumana










































Domenichino, "La Sibilla Cumana"

"Il pubblico, in altre parole, è considerato dai vati e dai druidi della critica come una massa amorfa, incapace di giudicare senza la guida di "coloro che sanno", cioè in quella odierna varietà, laica e secolarizzata, dei chierici di un tempo, che sono i critici d'arte. Costoro, per catturare e soggiogare le masse credule e timorose, adoperano un linguaggio oscuro, involuto, profetico, degno della Pizia e della Sibilla Cumana."

Federico Zeri, 8 settembre 1984

postato da: ferro3 alle ore 09:30 | link | commenti
categorie: testi, arte
mercoledì, 10 settembre 2008

 Mi piaci silenziosamartina

























Mi piaci silenziosa, perché sei come assente,
mi senti da lontano e la mia voce non ti tocca.
Par quasi che i tuoi occhi siano volati via
ed è come se un bacio ti chiudesse la bocca.

Tutte le cose sono colme della mia anima
E tu da loro emergi, colma d'anima mia.
Farfalla di sogno, assomigli alla mia anima
ed assomigli alla parola malinconia.

Mi piaci silenziosa, quando sembri distante.
E sembri lamentarti, tubante farfalla.
E mi senti da lontano e la mia voce non ti arriva:
lascia che il tuo silenzio sia il mio silenzio stesso.

Lascia che il tuo silenzio sia anche il mio parlarti,
lucido come fiamma, semplice come anello.
Tu sei come la notte, taciturna e stellata.
Di stella è il tuo silenzio, così lontano e semplice.

Mi piaci silenziosa perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Basta allora un sorriso, una parola basta.
E sono lieto, lieto che questo non sia vero.


Pablo Neruda
postato da: ferro3 alle ore 12:29 | link | commenti
categorie: poesia
sabato, 06 settembre 2008

orlova



























"Gravin O.Orlova-Davydova in maschera", 1903 circa,
foto di E. Mrozovskaja

Io lo ricordo, amata, io lo ricordo,
Lo splendore dei tuoi capelli;
Non fu allegra vicenda, né leggera,
Per me l'abbandonarti.

Delle notti autunnali mi ricordo,
Del murmure nell'ombra di betulle:
E se allora più corti erano i giorni,
Più a lungo dava luce a noi la luna.

Ed io ricordo che tu mi dicevi:
"Questi anni azzurri se ne andranno via,
E tu, mio amato, dimenticherai,
Per sempre, per un'altra".

Ma oggi il tiglio che va rifiorendo
Di nuovo ha ricordato ai sentimenti
Come teneramente cospargevo
A quel tempo i tuoi riccioli di fiori.

E il cuore, non disposto a raffreddarsi,
E amando un'altra con malinconia,
Va ricordando con quell'altra te,
Come un lungo racconto prediletto.

Sergej Esenin
postato da: ferro3 alle ore 21:16 | link | commenti
categorie: poesia, foto
venerdì, 05 settembre 2008

Er monnezzaro provibbito (1)
romaRoma, Trastevere, foto ferro3

Pagà ssedisci fette(2) de penale
Io pover'omo che nun ciò
(3) un quadrino!
Io che nemmanco posso bbéve' vino,
Antro
(4) che cquanno vado a lo spedale!

Eppuro me toccò a bbuttà un lustrino,(5)
Pe' ffàmme stènne'
(6) drent'ar momoriale
Le raggione da dìsse
(7) ar tribbunale
Pe' ajjutà er mi vôto borzellino.

Je sce discevo:- Sor giudisce mio,
Quanno Lei trova er reo, voi gastigatelo:
Ma er monnezzaro nun ce l'ho ffatt'io. -

Che mme fesce arispónne' quer leone?
- Questo nun jje confinfera:
(8) arifàtelo:(9)
Che llui nun vô ssentí ttante raggione. -


(1) L'immondezzaio proibito. - (2) Scudi. - (3) Non ho. - (4) Altro che: fuorchè. - (5) Un grosso di argento. - (6) Per farmi stendere. - (7) Da dirsi. - (8) Non gli piace. - (9) Rifatelo.

18 aprile 1834

Giuseppe Gioachino Belli
postato da: ferro3 alle ore 18:49 | link | commenti
categorie: poesia, roma, foto
martedì, 02 settembre 2008

CASAMARI (1)
casamari 01.09.08
Abbazia di Casamari, foto ferro3

Sono molto legato all’ Abbazia di Casamari; fu la mia tesina per l’esame di Storia dell’architettura. La conosco pezzo per pezzo; riuscii anche a farmi autorizzare a salire all’interno del tetto e dentro il campanile. Erano anni ed anni che non ci tornavo, è stato molto bello anche perché è uno dei quei rari luoghi dove l’indefinibile e l’inconoscibile emette bagliori.
Per raggiungerla , in un viaggio che mi pareva epico, usavo la mia prima motocicletta ( una Gilera 98, in seguito ebbi altre sei moto sempre più potenti). Casamari  è nel territorio di Veroli, vicino Frosinone. Edificata sulle rovine dell'antico municipio romano Cereatae, dedicato appunto alla dea Cerere,significa "casa di Mario", il console nemico di Silla.
L' abbazia fu costruita nel 1203 e consacrata nel 1217. E' uno dei più importanti monasteri di architettura gotica cistercense. All'interno si trova anche un chiostro quadrangolare con un giardino delizioso . Su un muro interno del chiostro è possibile leggere questo manuale per la campanella. Uno, due, tre,quattro, cinque sei colpi per i frati (il portinaio era il più lungo da chiamare) con due indicazioni per le “pronte emergenze” : scampanellata lunga più cinque colpi per l’infermiere, una vera sinfonia per lo speziale. In un mondo di sms, squillini, email e fax questi suoni che ancora si odono nel silenzio del chiostro sono stati pura emozione.

casamari 2

 

postato da: ferro3 alle ore 22:14 | link | commenti
categorie: ricordi, testi, architettura
lunedì, 01 settembre 2008

C'era una volta
Arturo grafC'era una volta...che cosa?
Son come grullo stasera!
Non mi ricordo; ma c'era,
c'era una volta qualcosa.

Devi saperlo anche tu,
povera foglia di rosa...
c'era una volta qualcosa,
qualcosa che non c'è più!

da "Poesie"di Arturo Graf
postato da: ferro3 alle ore 21:39 | link | commenti
categorie: poesia, ricordi