vivere quella personale dimensione in cui la forma è vuoto e il vuoto è forma

Mi hai chiamato per nome, e sono arrivato.
Ora ascoltami, ascoltami.
Venendo dalle spiagge del paradiso,
Si sentono i pivieri cantare.
I pivieri sono orgogliosi della loro voce,
E cantano, cantano.
Perché mi hai fatto ritornare in questo mondo?
Lo chiamo per nome e lo spirito del morto viene.
Lo spirito viene con le maniche bagnate di lacrime.
Lo spirito viene col mantello coperto di gocce di rugiada.
Possiamo solo sentire la sua voce, non vediamo il suo volto.
Possiamo sentire il suono e non vediamo la forma.
Mi hai chiamato per nome, e sono arrivato.
Ora ascoltami, ascoltami.
Dammi dell'acqua da bere.
Ti chiedo l'acqua fredda di una sorgente
o le gocce della pioggia sulle giovani foglie.
Lo chiamo per nome e lo spirito del morto viene.
Dalla profondità della notte lo si sente arrivare,
Portato dalle infinite rapide correnti.
Lo spirito torna per danzare.
Lo spirito torna per raccontare.
Inno delle itako, le sciamane cieche del nord del Giappone.
(tratto da Hori Ichiro, Wagakuni minkanshinkoshi no kenkyË, Tokyo, Sogensha, traduzione di Massimo Raveri)


Leonard Cohen a Vienne (18 agosto 2009), foto ferro3Lo specchio

foto ferro3
Che oggetto triste
hanno inventato gli uomini!
Chiunque si specchia
sta di fronte a se stesso
e chi pone la domanda
è, al tempo stesso, l'interrogato.
Per entrare più a fondo
l'uomo deve fare il contrario,
allontanarsi.
Kikuo Takano
Mia amata,
foto ferro3
Così, o triste ammasso di luce, o volto disadorno,
sul mio spirito dormiente come un lago raffermo
si riversa la tua luce, e in quelle silenti acque
ogni scintillio si espande rabbrividendo,
come scavando una ruga di dolore.
Ahmet Haşim (Baghdad 1884,Istambul 1933)
da "Ruhum"
Istanbul 2009,foto di FlaminiaL'uomo non riesce a dividere con nessuno gli istanti, accumulati sulla cannella della vita, durante il lento girare femminile del calendario: né l'euforia, né il sapore aspro; quel sentimento selvaggio, inobliato, fuoriuscito quando una locomotiva ha staccato due vagoni di puro sogno aggiunti dietro, arretrandoli verso la vallata, e la morbida caratura che lo stesso occhio partorisce ogni mattino nella retina, trovando la stessa visione dalla stessa finestra:dalla danza di nuvola che un fumo candido crea saltellando, mi nasce dentro una piuma vissuta in ogni tempo.
Enis Batur
da “Scritti e Sigilli”, Roma 1992 ,traduzione di Isil Saatçioglu
Enis Batur (1952) è considerato il maggior poeta turco vivente


“ Se le porte della percezione fossero ripulite, ogni cosa apparirebbe all’uomo com’è, infinita”
William Blake


Roma, Trastevere, foto ferro3
Tokio,foto ferro3


Nell'Agorà romano di Atene sorge la Torre dei Venti ,uno dei monumenti più interessanti dell’antichità;detta anche Horologion ,poiché al suo interno si trovava una clessidra ad acqua, fu progettata nella prima metà del secolo I a.C. dall’astronomo macedone Andronico di Kyrrhos.La torre è un edificio ottagonale in marmo bianco pentelico. In cima si trovava un tritone in bronzo che girava al soffiare dei venti che erano rappresentati da otto bassorilievi.
I venti scolpiti erano: BOREAS (nord) ,KAIKIAS (nord-est), APELIOTES (est), EUROS (sud-est), NOTOS (sud),LIPS (sud-ovest), ZEPHYROS (ovest), SKIRON (nord-ovest). Nel periodo paleocristiano l'edificio fu usato come campanile per una chiesa bizantina. È rimasta parzialmente sepolta fino al XIX secolo , quando è stata recuperata dalla Società Archeologica di Atene.

