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venerdì, 18 dicembre 2009

...chiudere come Falstaff...



giovedì, 06 agosto 2009


LEONARD COHEN
Venezia, 03 agosto 2009


cohen

foto ferro3


Thanks Leonard, it was like a dream...see you again in Vienne and Nimes!
postato da: ferro3 alle ore 16:45 | link | commenti
categorie: musica, arte, passioni, grazie
mercoledì, 08 luglio 2009

Patti Smith, ieri sera a Parma
patti

immensa...                                                        

patti2
postato da: ferro3 alle ore 12:23 | link | commenti (1)
categorie: musica, poesia, passioni
mercoledì, 17 settembre 2008

Amore e Psiche
amore &










Eugène Médard (1847-1887)

Quae dum insatiabili animo Psyche, satis et curiosa, rimatur atque pertrectat, et mariti sui miratur arma, depromit unam de pharetra sagittam, et, puncto pollicis extremam aciem periclitabunda, trementis etiam nunc articoli nisu fortiore pupugit altius, ut per summam cutem roraverint parvulae sanguinis rosei guttae.
Sic ignara Psyche sponte in Amoris incidit amorem.
Tunc magis magisque cupidine flagrans Cupidinis, prona in eum efflictim inhians, patulis ac petulantibus saviis festinanter ingestis de somni censura metuebat.

Psiche con curiosità insaziabile si sofferma a guardarle e le tocca e ammira le armi del suo sposo, poi estrae una freccia dalla faretra e toccando il pollice la punta acuta, facendo un movimento un po’ troppo brusco con la mano ancora tremante si punge piuttosto profondamente il dito, cosicché a fior di pelle escono alcune goccioline di roseo sangue, come rugiada.
Così l’ignara Psiche per colpa sua fu presa dall’amore di Amore.
Allora, sentendo crescere irresistibilmente dentro di sé la voluttà per il dio della voluttà, china su di lui con le labbra dischiuse prese a baciarlo e ribaciarlo con baci appassionati, senza freno, temendo solo che si svegliasse.

 Lucio Apuleio, “La favola di Amore e Psiche” nella traduzione di Gabriella D’Anna

postato da: ferro3 alle ore 17:57 | link | commenti
categorie: poesia, passioni, amori felici
lunedì, 25 agosto 2008

Turandot
























Calaf

Nessun dorma! Nessun dorma!
Tu pure, o Principessa,
nella tua fredda stanza guardi le stelle
che tremano d'amore e di speranza...
Ma il mio mistero è chiuso in me,
il nome mio nessun saprà!
No, no, sulla tua bocca lo dirò,
quando la luce splenderà…
Ed il mio bacio scioglierà
il silenzio che ti fa mia.

Le donne
Il nome suo nessun saprà…
E noi dovrem, ahimè, morir, morir!

Calaf

Dilegua, o notte! Tramontate, stelle!
All'alba vincerò! Vincerò!
Torre del lago
Torre del lago Puccini, 23 agosto 2008, foto ferro3
postato da: ferro3 alle ore 15:16 | link | commenti
categorie: musica, testi, passioni
giovedì, 05 giugno 2008

Seicento fiorentino
santacaterina





















"La soggettività, tutta esplicata, é il limite interiore di ciò che l'uomo non sa: all'ideologia della Controriforma  il Seicento fiorentino, nella linea sottilissima ma resistente dei suoi rappresentanti necessari, contrappone una continua, inavvertita substitutio in re, contrappone cioè alle forme date , e alla ritualità di esse forme, questa res psichica tutta allarmata linguisticamente alle proprie frontiere interiori, questo ammasso stellare della psiche messo via via a fuoco, fino a veder specchiato in questo novissimo, ambiguo " specchio di vera penitenza" non tanto e non solo lo speculum dell'imperfezione naturale delll'uomo, non il dato cioè ma sopratutto il darsi speculare di quanto l'uomo crede di possedere, uno spazio che si dilata nei due sensi e che dissimila quanto, avvicinandoosi allo specchio, egli credeva di raggiungere della propria identità. Né il problema aperto da questi nostri antichi ci pare, sinceramente, chiuso."


Piero Bigongiari,"Il SEICENTO FIORENTINO",
1974 ried.1982
postato da: ferro3 alle ore 12:40 | link | commenti
categorie: testi, arte, passioni
mercoledì, 04 giugno 2008

il fascino di un mondo rifatto a mano
4maggio Tramonto a Bibbona, foto Ferro3,2008
Campagna di Bibbona.
Sono venuto su in una famiglia di contadini;
mi hanno educato come potevano, come volevano.

Compio gli anni il 1 ottobre, che ai miei tempi era il giorno di apertura della scuola e del primo maiale scannato in onore di San Remigio.Per il mio sesto genetliaco mio padre mi ha regalato l’astuccio con la penna e la matita e mio nonno una piccola cesoia per potare la vigna.
L’astuccio si è disperso quasi subito e la cesoia è ancora qui, anche se non ho mai imparato a potare come si deve; ma la mia genetica è quella, e nato bifolco, bifolco morirò.

Tra i tanti difetti che ho mutuato dalla mentalità contadina c’è, forse non troppo grave ma imbarazzante, l’impossibilità ad essere un ecologista come si deve. I contadini non lo sono mai, non sanno capire la natura come un’entità autonoma dalla loro presenza e dal loro lavoro.
Neppure l’apprezzano.
La bellezza di un paesaggio è la sua “domesticità” non la selvatichezza. La natura incontaminata non dice loro niente di buono, la sua inutilità li sgomenta, la sua estraneità li spaventa. E io sono così, anche se mi sono abituato a fingere per non fare brutta figura.

Ma in cuor mio so bene cosa mi dà piacere, cosa vado cercando camminando per il paesaggio del mondo; cosa del multiforme infinito sacro corpo di madre Gea, mi commuove e conforta.
Sono i segni - vivi -  del persistente accordo tra lei e i suoi figli, sacerdoti cafoni, la bellezza di quei segni, la bontà di quel patto. Che sono un albero che segna un confine, una gora serpeggiante nel cuore di un’aratura, una prativo di fieni ondulanti con il suo trattore arancione nel mezzo, un castagneto tenuto a giardino nel mezzo di un bosco di lecci, la polvere di una via vicinale che separa un  orizzonte di girasoli da un altro di granturco.
Anche solo questo, semplicemente questo. 
E così continuo ad andare pedestremente solingo nella campagna qualunque.

Liberato dall’incombenza sociale di affreschi e musei, castelli e abbazie, posso bearmi senza vergogna, cafone come son nato, di questo vasto creato rifatto a mano.
La manicure della vecchia madre Gea.
E capisco che il mio occhio è diverso dal vostro e il mio gusto decisamente volgare.                               

  Maurizio Maggiani, 1999

Tramonto a Bibbona, foto Ferro3,2008

4maggiobis




postato da: ferro3 alle ore 12:09 | link | commenti (1)
categorie: ricordi, testi, foto, passioni
martedì, 03 giugno 2008

il bello
17maggio





















"Il bello è una manifestazione di arcane leggi della natura, che senza l'apparizione di esso ci sarebbero rimaste eternamente celate"


Johann Wolfgang Goethe
postato da: ferro3 alle ore 10:21 | link | commenti
categorie: passioni
venerdì, 09 maggio 2008

Recherche
9maggioQuando di un antico passato niente più sussiste, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più fragili, ma più vivaci, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore restano ancora a lungo, come anime, a ricordarsi, ad attendere, a sperare, sulle rovine di tutto il resto, a portare senza remissione, intrepidi, sulle loro quasi impercettibili goccioline, l'edificio immenso del ricordo.

Marcel Proust da "Alla ricerca del tempo perduto"

"...écrire un roman ou en vivre un, n'est pas du tout la même chose, quoi qu'on dise. Et pourtant notre vie n'est pas séparée de nos oeuvres"


postato da: ferro3 alle ore 11:06 | link | commenti
categorie: testi, passioni
domenica, 20 aprile 2008

Enguerrand Quarton
20aprile

Ricordo una fredda giornata di gennaio, a Parigi ,con un Louvre poco frequentato : anche la “Gioconda” era meno assediata del solito ( ma i giapponesi non mancavano). Trovarsi solo di fronte ad un’opera di tale potenza come la “Pietà” di Villeneuve-Lez-Avignon, capolavoro di un personaggio misterioso ed intrigante come Enguerrand Quarton è stato emozionante. I dati su questo pittore sono pochi e contraddittori . Quarton secondo la grafia più accettata ma troviamo anche : Charanton, Carton, Charretier ecc…nasce a Laon  all’ inizio del XV secolo (1409? o dopo) per morire probabilmente nella grande peste del 1466 gettato in una fossa comune. Di lui rimangono solo tre o quattro opere sicure .Anche su questa “Pietà di Avignone” non tutti gli studiosi concordano e parlano anche di un Maestro Catalano o Portoghese. Enguerrand visse in un momento tormentato e contraddittorio che vedeva la Francia lacerata tra il Duca di Borgogna ed il sovrano Carlo VI con il figlio plagiato dalla madre: la regina Isabella. Enguerrand scampò al massacro del 30 giugno 1431 delle truppe francesi, ormai prive del carisma di Giovanna d’ Arco, salvato dal suo amico di bottega Barthélemy. Dipinta su legno di noce la “Pietà di Villeneuve” misura 163 cm. di altezza per 218 cm. di larghezza. La scena è occupata da cinque personaggi : a sinistra il dedicatario a mani giunte con una veste bianca , poi S. Giovanni Evangelista , la Vergine che sostiene sulle ginocchia il corpo del figlio, S. Maria Maddalena. Il dedicatario sembra quasi non partecipare alla scena con lo sguardo rivolto al di fuori della scena stessa. Le quattro figure sono sospese in un panorama d’oro da dove emerge la sagoma di Gerusalemme. Tutto è costruito attorno alla figura del triangolo (la Trinità) al centro del quale troviamo la  ferita al costato del Cristo. La Maddalena, con la sua veste rossa, si asciuga le lacrime. Una linea ideale congiunge le labbra serrate della Madonna con gli occhi chiusi del figlio che giace drammaticamente con braccia e gambe parallele e le dita contorte. Un leggero piegamento del volto di Maria disassa il tutto e lo rende più umano. Verso la ferita al costato puntano gli sguardi di S. Giovanni e della Maddalena. Le letture iconografiche sono molteplici con una sommessa simbologia vegetale:sulla veste della Vergine sono raffigurati fiori e foglie di ortica ( il dolore infinito), per l’ Apostolo fiori e foglie di Hyssopus officinalis (purezza ed umiltà), per la Maddalena fiori e foglie di garofano ( l’amore puro).E’ anche un gioco di stoffe e di veli : dal manto della Vergine che diventa sudario ,al velo della Maddalena che sfiora il perizoma del Cristo.    

Fabio

 

postato da: ferro3 alle ore 17:40 | link | commenti
categorie: testi, arte, passioni
mercoledì, 16 aprile 2008

Ninnananna allo specchio
addormentato

16aprileB

























Dormi.
Non temere lo sguardo

errante.         
                Dormi.


Né la farfalla
né la parola
né il raggio furtivo
della serratura
ti feriranno.

               Dormi.

Come il mio cuore,
così tu,
specchio mio,
giardino dove l'amore
mi aspetta.


Addormentati senza affanni,
ma svegliati

quando morirà l'ultimo
bacio delle mie labbra.

Federico García Lorca
postato da: ferro3 alle ore 14:53 | link | commenti
categorie: poesia, passioni
martedì, 15 aprile 2008

Dèjame sueltas las manos

aprile

Lasciami sciolte le mani
e il cuore, lasciami libero!
Lascia che le mie dita scorrano
per le strade del tuo corpo.
La passione - sangue, fuoco, baci -
m'accende con vampate tremule.
Ahi, tu non sai cosa significa questo!

E' la tempesta dei miei sensi
che piega la selva sensibile dei miei nervi.
È la carne che grida con le sue lingue ardenti!
È l'incendio!
E tu sei qui, donna, come un legno intatto
ora che vola tutta la mia vita ridotta in cenere
verso il tuo corpo pieno, come la notte, di astri!

Lasciami libere le mani
e il cuore, lasciami libero!
Io solamente ti desidero, io solamente ti desidero!
Non è amore, è desiderio che inaridisce e si estingue,
è precipitare di furie,
avvicinarsi dell'impossibile,
ma ci sei tu,
ci sei tu per darmi tutto,
e per darmi ciò che possiedi sei venuta sulla terra
come io son venuto per contenerti,
e desiderarti,
e riceverti!

 
Pablo Neruda

postato da: ferro3 alle ore 16:53 | link | commenti
categorie: poesia, passioni
martedì, 08 aprile 2008

Angels...
8aprile

Angels, in the early morning
May be seen the Dews among,
Stooping-plucking-smiling-flying-
Do the Buds to them belong?

Angels, when the sun is hottest
May be seen the  sands among,
Stooping-plucking-sighing-flying-
Parched the flowers they bear along.

Angeli vedi nella prima luce
tra la rugiada curvarsi,
cogliere e volar via con un sorriso:
crescon per loro i fiori?

Angeli vedi quando il sole  infuria
tra le sabbie roventi,
cogliere e volar via con un sospiro:
ed i fiori avvizziti con sé portano.

Emily Dickinson
postato da: ferro3 alle ore 11:50 | link | commenti
categorie: poesia, passioni
giovedì, 27 marzo 2008

TOSCA
...Gli occhi ti chiuderò con mille baci
e mille ti dirò nomi d'amor.

CALLAS











Tosca
Il tuo sangue o il mio amore
volea... Fur vani scongiuri e pianti.
Invan, pazza d'orror,
alla Madonna mi volsi e ai Santi...
L'empio mostro dicea: già nei
cieli il patibol le braccia leva!
Rullavano i tamburi...
Rideva, l'empio mostro... rideva...
già la sua preda pronto a ghermir!
"Sei mia!" - Sì. - Alla sua brama
mi promisi. Lì presso
luccicava una lama...
Ei scrisse il foglio liberator,
venne all'orrendo amplesso...
Io quella lama gli piantai nel cor.

Cavaradossi
Tu!?... di tua man l'uccidesti? - tu pia,
tu benigna, - e per me!

Tosca
N'ebbi le man
tutte lorde di sangue!

Cavaradossi
O dolci mani mansuete e pure,
o mani elette a bell'opre e pietose,
a carezzar fanciulli, a coglier rose,
a pregar, giunte, per le sventure,
dunque in voi, fatte dall'amor secure,
giustizia le sue sacre armi depose?
Voi deste morte, o man vittoriose,
o dolci mani mansuete e pure!...

Tosca
Senti... l'ora è vicina; io già raccolsi
oro e gioielli... una vettura è pronta.
Ma prima... ridi amor... prima sarai
fucilato - per finta - ad armi scariche...
Simulato supplizio. Al colpo... cadi.
I soldati sen vanno... - e noi siam salvi!
Poscia a Civitavecchia... una tartana...
e via pel mar!

Cavaradossi
Liberi!

Tosca
Chi si duole
in terra più? Senti effluvi di rose?!...
Non ti par che le cose
aspettan tutte innamorate il sole?...

Cavaradossi
Amaro sol per te m'era morire,
da te la vita prende ogni splendore,
all'esser mio la gioia ed il desire
nascon di te, come di fiamma ardore.
Io folgorare i cieli e scolorire
vedrò nell'occhio tuo rivelatore,
e la beltà delle cose più mire
avrà sol da te voce e colore.

Tosca
Amor che seppe a te vita serbare,
ci sarà guida in terra, e in mar
nocchier... e vago farà il mondo riguardare.
Finché congiunti alle celesti sfere
dileguerem, siccome alte sul mare
a sol cadente, nuvole leggere!...
E non giungono...Bada!... al colpo egli è mestiere
che tu subito cada...

Cavaradossi
Non temere
che cadrò sul momento - e al naturale.

Tosca
Ma stammi attento - di non farti male!
Con scenica scienza
io saprei la movenza...

Cavaradossi
Parlami ancora come dianzi parlavi,
è così dolce il suon della tua voce!

Tosca
Uniti ed esulanti
diffonderem pel mondo i nostri amori,
armonie di colori...

Cavaradossi
Armonie di canti diffonderem!

Tosca e Cavaradossi
Trionfal, di nova speme
l'anima freme in celestial
crescente ardor.
Ed in armonico vol
già l'anima va
all'estasi d'amor.

Tosca
Gli occhi ti chiuderò con mille baci
e mille ti dirò nomi d'amor.



postato da: ferro3 alle ore 17:29 | link | commenti (4)
categorie: musica, passioni, amori infelici
martedì, 25 dicembre 2007

grazieNatale
postato da: ferro3 alle ore 09:20 | link | commenti
categorie: passioni, grazie
sabato, 15 dicembre 2007

Amore...portami con te
                              

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Greta Garbo e Melvyn Douglas in
"As you desire me", 1931

postato da: ferro3 alle ore 20:35 | link | commenti
categorie: film, passioni
martedì, 04 settembre 2007

LA CITTA',
IMMAGINE DELL' ANIMA
                                                                                                                                    








































           foto ferro3


Secondo le parole di Santa Caterina da Siena, la  città è un’immagine dell’anima: le mura che la circondano stanno a significare il confine fra il mondo esteriore e l’interiore; le porte sono i sensi o le facoltà che collegano l’interno con l’esterno; l’intelletto, dice la Santa, esamina tutti quelli che si avvicinano alla porta, distinguendo gli amici dai nemici, e il libero volere protegge la sicurezza della città.
In essa zampillano fontane; al riparo delle sue mura si adagiano giardini, e al centro, dov’è il suo cuore, sta il Santuario.
Siena , per essere stata edificata secondo questo simbolismo, realizza tale similitudine e può veramente paragonarsi all’anima dell’uomo. E come l’anima, è trasfigurata dalla luce: quando, nell’incipiente mattino, prima ancora che i rumori del giorno coprano il garrire delle rondini, si vede, da uno dei giardini digradanti verso la valle, la prima luce dorata inondare la città che alta sovrasta, o quando la sera, da San Domenico, si ammira l’ultimo raggio di sole tuffare le case e le torri in un rosso infocato, mentre il Duomo, divenuto di madreperla e di diaspro, si fa lieve nell’aria e risplende, finalmente solo, davanti al cielo fiorito, allora Siena si scopre essere quale la sognavano i suoi costruttori: una città santa.

 

Titus Burckhardt

da “Siena, Stadt der Jungfrau,1958

postato da: ferro3 alle ore 08:35 | link | commenti
categorie: testi, passioni