vivere quella personale dimensione in cui la forma è vuoto e il vuoto è forma

Eugène Médard (1847-1887)
Quae dum insatiabili animo Psyche, satis et curiosa, rimatur atque pertrectat, et mariti sui miratur arma, depromit unam de pharetra sagittam, et, puncto pollicis extremam aciem periclitabunda, trementis etiam nunc articoli nisu fortiore pupugit altius, ut per summam cutem roraverint parvulae sanguinis rosei guttae.
Sic ignara Psyche sponte in Amoris incidit amorem.
Tunc magis magisque cupidine flagrans Cupidinis, prona in eum efflictim inhians, patulis ac petulantibus saviis festinanter ingestis de somni censura metuebat.
Così l’ignara Psiche per colpa sua fu presa dall’amore di Amore.
Allora, sentendo crescere irresistibilmente dentro di sé la voluttà per il dio della voluttà, china su di lui con le labbra dischiuse prese a baciarlo e ribaciarlo con baci appassionati, senza freno, temendo solo che si svegliasse.




Seicento fiorentino
Tramonto a Bibbona, foto Ferro3,2008Maurizio Maggiani, 1999
Tramonto a Bibbona, foto Ferro3,2008


Quando di un antico passato niente più sussiste, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più fragili, ma più vivaci, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore restano ancora a lungo, come anime, a ricordarsi, ad attendere, a sperare, sulle rovine di tutto il resto, a portare senza remissione, intrepidi, sulle loro quasi impercettibili goccioline, l'edificio immenso del ricordo."...écrire un roman ou en vivre un, n'est pas du tout la même chose, quoi qu'on dise. Et pourtant notre vie n'est pas séparée de nos oeuvres"



Lasciami sciolte le mani
e il cuore, lasciami libero!
Lascia che le mie dita scorrano
per le strade del tuo corpo.
La passione - sangue, fuoco, baci -
m'accende con vampate tremule.
Ahi, tu non sai cosa significa questo!
E' la tempesta dei miei sensi
che piega la selva sensibile dei miei nervi.
È la carne che grida con le sue lingue ardenti!
È l'incendio!
E tu sei qui, donna, come un legno intatto
ora che vola tutta la mia vita ridotta in cenere
verso il tuo corpo pieno, come la notte, di astri!
Lasciami libere le mani
e il cuore, lasciami libero!
Io solamente ti desidero, io solamente ti desidero!
Non è amore, è desiderio che inaridisce e si estingue,
è precipitare di furie,
avvicinarsi dell'impossibile,
ma ci sei tu,
ci sei tu per darmi tutto,
e per darmi ciò che possiedi sei venuta sulla terra
come io son venuto per contenerti,
e desiderarti,
e riceverti!
Pablo Neruda

Tosca
Il tuo sangue o il mio amore
volea... Fur vani scongiuri e pianti.
Invan, pazza d'orror,
alla Madonna mi volsi e ai Santi...
L'empio mostro dicea: già nei
cieli il patibol le braccia leva!
Rullavano i tamburi...
Rideva, l'empio mostro... rideva...
già la sua preda pronto a ghermir!
"Sei mia!" - Sì. - Alla sua brama
mi promisi. Lì presso
luccicava una lama...
Ei scrisse il foglio liberator,
venne all'orrendo amplesso...
Io quella lama gli piantai nel cor.
Cavaradossi
Tu!?... di tua man l'uccidesti? - tu pia,
tu benigna, - e per me!
Tosca
N'ebbi le man
tutte lorde di sangue!
Cavaradossi
O dolci mani mansuete e pure,
o mani elette a bell'opre e pietose,
a carezzar fanciulli, a coglier rose,
a pregar, giunte, per le sventure,
dunque in voi, fatte dall'amor secure,
giustizia le sue sacre armi depose?
Voi deste morte, o man vittoriose,
o dolci mani mansuete e pure!...
Tosca
Senti... l'ora è vicina; io già raccolsi
oro e gioielli... una vettura è pronta.
Ma prima... ridi amor... prima sarai
fucilato - per finta - ad armi scariche...
Simulato supplizio. Al colpo... cadi.
I soldati sen vanno... - e noi siam salvi!
Poscia a Civitavecchia... una tartana...
e via pel mar!
Cavaradossi
Liberi!
Tosca
Chi si duole
in terra più? Senti effluvi di rose?!...
Non ti par che le cose
aspettan tutte innamorate il sole?...
Cavaradossi
Amaro sol per te m'era morire,
da te la vita prende ogni splendore,
all'esser mio la gioia ed il desire
nascon di te, come di fiamma ardore.
Io folgorare i cieli e scolorire
vedrò nell'occhio tuo rivelatore,
e la beltà delle cose più mire
avrà sol da te voce e colore.
Tosca
Amor che seppe a te vita serbare,
ci sarà guida in terra, e in mar
nocchier... e vago farà il mondo riguardare.
Finché congiunti alle celesti sfere
dileguerem, siccome alte sul mare
a sol cadente, nuvole leggere!...
E non giungono...Bada!... al colpo egli è mestiere
che tu subito cada...
Cavaradossi
Non temere
che cadrò sul momento - e al naturale.
Tosca
Ma stammi attento - di non farti male!
Con scenica scienza
io saprei la movenza...
Cavaradossi
Parlami ancora come dianzi parlavi,
è così dolce il suon della tua voce!
Tosca
Uniti ed esulanti
diffonderem pel mondo i nostri amori,
armonie di colori...
Cavaradossi
Armonie di canti diffonderem!
Tosca e Cavaradossi
Trionfal, di nova speme
l'anima freme in celestial
crescente ardor.
Ed in armonico vol
già l'anima va
all'estasi d'amor.
Tosca
Gli occhi ti chiuderò con mille baci
e mille ti dirò nomi d'amor.
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Secondo le parole di Santa Caterina da Siena, la città è un’immagine dell’anima: le mura che la circondano stanno a significare il confine fra il mondo esteriore e l’interiore; le porte sono i sensi o le facoltà che collegano l’interno con l’esterno; l’intelletto, dice la Santa, esamina tutti quelli che si avvicinano alla porta, distinguendo gli amici dai nemici, e il libero volere protegge la sicurezza della città.
In essa zampillano fontane; al riparo delle sue mura si adagiano giardini, e al centro, dov’è il suo cuore, sta il Santuario.
Siena , per essere stata edificata secondo questo simbolismo, realizza tale similitudine e può veramente paragonarsi all’anima dell’uomo. E come l’anima, è trasfigurata dalla luce: quando, nell’incipiente mattino, prima ancora che i rumori del giorno coprano il garrire delle rondini, si vede, da uno dei giardini digradanti verso la valle, la prima luce dorata inondare la città che alta sovrasta, o quando la sera, da San Domenico, si ammira l’ultimo raggio di sole tuffare le case e le torri in un rosso infocato, mentre il Duomo, divenuto di madreperla e di diaspro, si fa lieve nell’aria e risplende, finalmente solo, davanti al cielo fiorito, allora Siena si scopre essere quale la sognavano i suoi costruttori: una città santa.
Titus Burckhardt
da “Siena, Stadt der Jungfrau,1958