la patina del tempo
foto ferro3
Prediligiamo la patina del tempo, ben sapendo che è prodotta da mani sudate, da polpastrelli unti, da depositi di morte stagioni; la prediligiamo per quel lustro, e quegli scurimenti, che ci ricordano il passato e la vastità del tempo.
Tanizaki Jun'ichiro, Libro d'ombra, 1933
Le "Quattro stagioni" a Sanzeno in Val di Non
“ Eppure questa Naunia è tal paese che a cercargli un degno riscontro farebbe d’uopo gran parte girar della Svizzera che sì largamente è vantata”
Gioseffo Pinamonti, 1829
Questo lusinghiero giudizio si legge in una delle prime guide per viaggiatori dedicate alla Val di Non , in Trentino .Fama dovuta non solo alle bellezze naturali ma anche al numero rilevante di castelli, chiese e residenze nobiliari. A Sanzeno la Casa de Gentili chiude la vasta piazza centrale con solida ma elegante imponenza addolcita da trifore ed elaborate inferriate. All’interno la sorpresa di trovare al piano secondo un salone ornato dalle rappresentazioni in stucco delle quattro stagioni: un piccolo capolavoro rococò. Il salone quadrangolare con un bel pavimento di legno, arricchito da due stelle pentagonali in noce, mostra al visitatore oltre alle quattro stagioni anche un rosone centrale e lo stemma di famiglia lungo una ricca fascia perimetrale decorata, come il soffitto, da elaborati motivi vegetali. Al centro della stanza un delizioso puttino amoroso vola tra foglie d’acanto e boccioli.
La rappresentazione delle quattro stagioni è un tema ricorrente nell’arte europea con esiti mirabili; basti pensare alle opere di Giovanni Battista Caccini sul ponte Santa Trinità e nel giardino di Boboli a Firenze ,alle statue di Gian Lorenzo Bernini per Villa Albobrandini a Roma,ai lavori dell’intagliatore trentino Lorenzo Haili a Soragna, a Giacomo Cassetti che scolpisce “Primavera” ed “Estate” a Borgo Valsugana, all’ ”Inverno” di Villa Saracini Scotoni a Mattarello. Siamo nella seconda metà del secolo XVIII quando un anonimo artista collegato,per puntuali riferimenti stilistici , all’opera di Andreas e Peter Anton Moosbrugger del Voralberg ,che realizzarono autentici capolavori soprattutto in Svizzera, realizza i quattro puttini collocati quasi in precario equilibrio agli angoli della stanza. La “Primavera” è caratterizzata da un serto di fiori come un’ altalena per il putto; nell’ “Estate” il bimbetto tiene una falce nella mano sinistra ed un mazzo di spighe mature nella destra; nell’ “Autunno” una corona di grappoli e pampini d’uva incornicia la piccola statua in stucco; l’ “Inverno” è classicamente rappresentato con il capo coperto da un morbido telo e con un braciere acceso. Il tutto in un equilibrio perfetto dove la luce ,che entra dalle due grandi finestre, fa risaltare il bianco, le cromie delle pareti e le dorature. Un salone frutto di una committenza colta ma non vanitosa , aperta e sensibile al nuovo, gelosa delle proprie tradizioni ma non chiusa al mondo.
Fabio